Il movimento francescano alle origini


Alla fine della sua vita Francesco d'Assisi scrive nel suo Testamento: "Quando il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo steso altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò" (2 Test. 14-15).
In queste brevi frasi è condensata la storia dell'origine carismatica del francescanesimo.
 

S. Francesco d'AssisiFrancesco aveva iniziato un cammino di vita evangelica all'età di 24 anni. Si dedicava per ore alla preghiera, curava i lebbrosi, restaurava chiese diroccate. Aveva rinunciato alla sua eredità e al mondo commerciale del padre. Viveva di quanto la Provvidenza gli procurava.
La sua radicalità impressionò alcuni concittadini, in modo particolare il mercante Bernardo da Quintavalle e il giurista Pietro Cattani. In loro nasceva il desiderio di seguire l'esempio di Francesco. 

In tre andarono nella chiesa di San Nicolò, vicina alla piazza centrale di Assisi, per avere un'indicazione sui passi da fare. Seguendo un'usanza medievale aprirono tre volte il Vangelo, convinti che le parole trovate esprimessero la volontà di Dio su di loro. Trovano per primo questo testo: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quanto possiedi e dallo ai poveri". Come secondo: "Non prendete nulla per il viaggio". E infine: "Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso". Subito vendono i loro beni e distribuiscono il ricavato ai poveri della città.
 

Nascita della fraternità

Adesso Francesco aveva dei compagni che condividevano con lui la vita evangelica. E il numero cresceva: uomini di Assisi come il saggio Egidio, ma anche persone d'altrove come Filippo Longo da Atri e Angelo Tancredi da Rieti. 
Quando furono in otto, Francesco li radunò e, dividendoli in quattro gruppi, li mandò in quattro direzioni diverse dicendo: "Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo è annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati". E abbracciandoli con tenerezza, diceva ad ognuno: "Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te". 

In questa missione iniziale trapela una caratteristica fondamentale del nascente movimento francescano, l'universalità. Un gruppetto di otto avrebbe potuto limitarsi alla sola città di Assisi o alla regione dell'Umbria. Invece subito il raggio d'azione di questi primi frati fu grande come il mondo. Non aveva mandato Gesù i suoi dodici discepoli fino ai confini della terra a portare il Vangelo?
E di Vangelo vissuto ce n'era bisogno anche nella Chiesa del '200. Di questo era convinto il vescovo Guido di Assisi, che aveva protetto Francesco dopo la rottura col padre e che proteggeva anche questi nuovi "pazzi" di fronte ai loro famigliari e concittadini. E li appoggiò anche davanti alla curia romana.

Francesco infatti ebbe chiaro che la sua ispirazione personale doveva essere confermata da colui che aveva la sollecitudine di tutte le chiese, il papa di Roma. Sentendosi chiamato per tutti, voleva avere l'approvazione dal Pastore universale. 
Il suo biografo Tommaso da Celano lo racconta così: "Vedendo che di giorno in giorno aumentava il numero dei suoi seguaci, Francesco scrisse per sé e per i frati presenti e futuri, con semplicità e brevità, una norma di vita o Regola, composta soprattutto da espressioni del Vangelo, alla cui osservanza perfetta unicamente aspirava. Ma vi aggiunse poche altre direttive indispensabili e urgenti per una santa vita in comune. Poi, con tutti i suddetti frati [erano in dodici], si recò a Roma, desiderando grandemente che il signor papa Innocenzo III confermasse quanto aveva scritto" (1Celano 32).

Sappiamo come non tutti i consiglieri del papa erano favorevoli a questi uomini che nel loro progetto di vita assomigliavano troppo ai movimenti ereticali, contro i quali proprio in quegli anni cominciò ad intervenire l'inquisizione. Ci voleva l'obbedienza e la fermezza di Francesco e un sogno dall'Alto per indurre il papa all'approvazione della Regola di Francesco. Papa Innocenzo, infatti, aveva sognato che la basilica del Laterano stava per crollare e che un religioso, piccolo e spregevole, la puntellava con le sue spalle, perché non cadesse. Incontrando Francesco e i suoi frati disse: "Ecco, questi è colui che con l'azione e la parola sosterrà la Chiesa di Cristo" (2Celano 17). 
Le parole "Va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina", che Francesco aveva ascoltato nella chiesetta di San Damiano ad Assisi, trovarono davanti al papa il loro pieno senso: la fraternità francescana veniva riconosciuta come movimento ecclesiale, e come tale cominciò a svilupparsi e ad incarnare il carisma ricevuto.
 

Sviluppi impensati

L'approvazione papale segna l'inizio di una nuova fase nella vita di Francesco e i suoi frati. In dieci anni saranno in 5.000, cioè 500 nuovi membri ogni anno. Tra questi c'è Silvestro, il primo sacerdote del movimento che era cominciato come laicale. Si associano anche professori d'università e canonisti, esperti di vita ecclesiale strutturata. 
Il movimento si espande in tutta l'Italia, ma anche in nazioni come la Spagna, la Germania, l'Inghilterra, l'Ungheria e la Terra Santa. 
Secondo le indicazioni del concilio Lateranense IV, che si celebrava in quegli anni, Francesco accetta che s'introducano elementi finora sconosciuti ma indispensabili per lo sviluppo equilibrato della sua fraternità, come lo studio, la predica dottrinale e il noviziato.

Ogni anno i frati si radunavano presso Santa Maria degli Angeli (presso Assisi), dove convenivano tutti per un capitolo che poteva chiamarsi veramente "generale". Ma con la rapida crescita ed espansione del movimento si arrivava a poter celebrare capitoli dove solo un numero limitato di rappresentanti dei frati partecipava e che veniva celebrato non più annualmente, ma ogni tre anni. Il contatto diretto con la persona carismatica del Fondatore veniva pian piano a mancare a molti di questi frati minori, anche perché Francesco si assentò per un lungo viaggio in Egitto e Terra Santa e si ammalò gravemente negli ultimi anni della sua vita.
Tutte queste circostanze segnarono cambiamenti che portarono il movimento francescano a momenti critici.
 

Prove

Una prima prova l'ha dovuta affrontare Francesco personalmente. Rientrato in Italia dal suo viaggio in Terra Santa, trovò in vari luoghi i frati sistemati in case di pietra. Vedeva questo fatto in contrasto col detto evangelico: "Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Voleva che le abitazioni fossero piccole e povere e che i frati vivessero lì come forestieri e pellegrini. In una di queste case costruite, Francesco salì sul tetto e cominciò a rovesciare lastre e tegole, finché i cittadini d'intorno lo fermarono dicendo che la casa non apparteneva ai frati ma al Comune.
Questo è solo un esempio di come si crea una distinzione tra l'origine carismatica e lo sviluppo del movimento, tra l'intuizione di Francesco e l'istituzione dell'Ordine. 
Sembra una contraddizione, ma forse bisogna dire che l'ideale che Francesco ha vissuto con i suoi primi compagni era troppo esigente per la gran massa dei frati minori, poco formati. 
E' questa la ragione per cui un suo bozzetto di Regola, la cosiddetta "Regola non bollata", non fu approvato dal papa? Comunque, un nuovo testo, steso con l'aiuto di giuristi, trovò il papa e l'Ordine d'accordo e, d'ora in poi, sarà questa "Regola bollata" l'espressione ufficiale dell'ideale francescano. La prima frase recita: "La regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità" (Regola Bollata 1,1).

Ma alla fine della sua vita Francesco si sente costretto a raccomandare ai suoi frati di prendere il Vangelo nella sua radicalità evitando commenti che ne indeboliscano il senso: "A tutti i miei frati, chierici e laici, comando fermamente, per obbedienza, che non inseriscano glosse nella Regola dicendo: così si devono intendere (2Testamento 38). 
Apparentemente l'atteggiamento era: cosa dobbiamo fare; non: cosa possiamo fare, per amare il Signore e gli uomini seguendo la Regola. La domanda pratica riguardava più il minimo richiesto che il massimo possibile. Francesco era chiaramente incline al massimo, la massa dei suoi seguaci meno.

Quattro anni dopo la morte di Francesco si arriva così ad una domanda ufficiale da parte dell'Ordine al papa, di pronunciarsi cioè su alcune questioni pendenti. Ed una di queste questioni era: se i frati, in forza della professione, erano tenuti ad osservare tutti i consigli del Vangelo o soltanto quei precetti che erano espressi nella Regola. 
La risposta autorevole del papa fu: "In forza della Regola siete obbligati ad osservare solo quei consigli evangelici che vengono esplicitamente citati in essa" (bolla Quo elongati, cf. Fonti Francescane 2732). 
Con questa prima di una serie di dichiarazioni pontificie sulla Regola francescana inizia una storia molto movimentata, ricca ed appassionata che vede i frati minori schierami su fronti diversi nell'interpretazione della Regola. Non è questo il luogo per descrivere il cammino che, dopo 300 anni, ha portato all'approvazione di tre varianti dell'unico carisma francescano: i Conventuali, gli Osservanti ed i Cappuccini.
 

Considerazioni conclusive

Per far giustizia al dono dello Spirito in san Francesco si dovrebbe allargare ancora il discorso. Bisogna evidenziare, a mo' di esempio, il ruolo di santa Chiara accanto a Francesco e con essa la presenza femminile nel movimento francescano. Ma anche il posto delle famiglie e dei laici che hanno condiviso l'ideale evangelico di Francesco appartiene alla storia del movimento francescano delle origini. Come pure i contatti del movimento di Francesco con altri movimenti del suo tempo: con i domenicani e con i movimenti pauperistici-apostolici. Anche l'inserimento dei francescani nelle strutture della Chiesa merita approfondimenti. Ed altri aspetti ancora che riguardano lo sviluppo iniziale e susseguente del carisma francescano.
Al giorno di oggi siamo arrivati ad una situazione nuova e privilegiata per la presenza della spiritualità dell'unità nella Chiesa. Essa fin dal suo nascere ha avuto legami stretti col movimento francescano. Ed è l'esperienza di quanti tra i seguaci di Francesco sentono propria la spiritualità dell'unità, che essa unisce vitalmente persone che hanno percorso attraverso i secoli cammini indipendenti, pur avendo una sorgente carismatica in comune. 
Loro sentono che hanno una grazia in più per rispondere all'ultima volontà di Francesco che lui ha espresso in queste tre esortazioni: "In segno della mia benedizione e del mio testamento, i frati sempre si amino tra loro; sempre amino ed osservino nostra signora la santa povertà, e sempre siano fedeli e sottomessi ai prelati e a tutti i chierici della santa madre Chiesa" (Testamento 1).

by Theo Jansen - © Unità e Carismi 1 (1999) 15-18.

 
 

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