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Il
francescanesimo, come tanti altri movimenti nella Chiesa, può essere
descritto come una sorgente d'acqua sgorgata dal Vangelo. San
Francesco non voleva altro che essere un Vangelo vivo, e come tale è
stato una fonte d'ispirazione in tutti i secoli. Già durante la sua
vita il numero dei suoi seguaci cresceva in modo miracoloso e alla
sua morte troviamo i frati minori in tutte le regioni dell'Italia e
in molti paesi tra il Mediterraneo e il Mare del nord.
Intorno alle comunità dei frati si raggruppavano famiglie e giovani - i futuri terziari francescani - mentre da Assisi fino a Praga le "povere dame di San Damiano" s'ispiravano alla vita di santa Chiara, la "pianticella" di Francesco.
All'inizio del III millennio ci separano otto secoli da quest'origine carismatica. Vediamo una variegata famiglia francescana con migliaia di membri in tutti i continenti. La sorgente d'acqua si è ingrossata e si è diffusa in mille rivoli, correnti e fiumi. La storia francescana è segnata da un'abbondanza di nuove fondazioni e riforme. Solo nel secolo XIX sono sorte 152 congregazioni che s'ispirano al carisma francescano. Nel clima odierno di dialogo e amore scambievole, i seguaci di san Francesco si riscoprono fratelli e sorelle.
Ma, a chi oggi visita i santuari d'Assisi, alle volte nasce una domanda: come mai ci sono tanti gruppi diversi di frati francescani?
Si può pensare a recenti nuove fondazioni, come quelli dei Frati Francescani Rinnovati o la Fraternità Francescana di Betania. Oppure la domanda può riguardare i tre rami del Primo Ordine: Francescani [Osservanti], Conventuali, Cappuccini. Come e perché si è arrivati a questa tripartizione? Nei manuali di storia viene descritto il cammino dell'Ordine francescano dalla morte di Francesco fino all'inizio del '500, quando si arriva al configurarsi delle tre famiglie del Primo Ordine
(1).
Daremo una breve sintesi dei fatti principali cercando di offrire una possibile spiegazione di essi: nell'insieme delle molteplici riforme francescane si potrebbero considerare queste tre famiglie come altrettante correnti da un'unica fonte.
RIFORME FRANCESCANE: PERCHÉ ?
Prima di descrivere, però, la nascita delle tre principali famiglie del Primo Ordine francescano, è conveniente offrire qualche spiegazione del fatto che quasi nessun altro Ordine nella Chiesa ha conosciuto tante riforme.
Un primo motivo è, senz'altro la ricchezza del carisma
francescano. Lo Spirito ha offerto in Francesco d'Assisi "uno sguardo nel centro della rivelazione" secondo l'espressione felice di von Balthasar
(2).
Un aspetto caratteristico può essere proprio l'importanza che Francesco attribuiva all'azione dello Spirito Santo nella vita di ogni suo seguace. Dice nella Regola: "I frati facciano attenzione che ciò che devono desiderare sopra ogni cosa è di avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione" (Regola bollata 10, 8). Non presenta un progetto uniforme, ma suppone che ogni frate si lasci interpellare dallo Spirito e segua la Sua ispirazione. Così uno può sentirsi chiamato alle missioni o al romitorio o alla predicazione o al servizio in mezzo ai poveri. Ciò che è decisivo è la ricerca di un progetto che possiamo dire scritto in Cielo e corrispondente alla fantasia immensurabile di Dio.
Un secondo motivo viene enunciato da san Bonaventura. Diventato ministro generale trent'anni dopo la morte di Francesco, lui trovò l'Ordine molto cresciuto e non più nella semplicità delle origini. Francesco e i suoi primi seguaci - all'insegna di Gesù e i suoi discepoli - avevano attraversato le città e le campagne senza fissa dimora, lavorando per guadagnarsi da vivere, dando buon esempio con la loro vita evangelica. Da questi umili inizi si era sviluppato in pochi decenni un Ordine come gli altri, con case e strutture fisse, un crescente numero di sacerdoti e scienziati, con vescovi, cardinali (Bonaventura stesso sarà il primo) e persino papi (Nicolò IV,
1288-1292).
Come giustificare tali cambiamenti? Bonaventura fa un paragone col cammino della Chiesa e scrive: "Non vi disturbi il fatto che all'inizio i frati minori erano semplici e illetterati... Vi confesso davanti a Dio che questo mi ha fatto apprezzare grandemente la vita di san Francesco, perché è simile all'origine e alla perfezione della Chiesa, che ha iniziato il suo cammino da un gruppo di umili pescatori e in seguito è arrivata ad avere dottori molto famosi e dotati"
(3).
È una visione dinamica del tempo ed è molto stimolante perché valorizza positivamente lo sviluppo dell'Ordine.
Potremmo dire: più andiamo avanti nel tempo, meglio conosciamo il disegno di Dio, sia per quanto riguarda la Chiesa in genere, sia per l'Ordine francescano.
Per essere realisti, però, bisogna ammettere che non sempre i frati minori sono rimasti fedeli alla loro impegnativa vocazione. Per la
debolezza umana, alle volte l'Ordine si è allontanato, almeno in parte, dalle esigenze di una vita povera ed umile vissuta e voluta da Francesco. Lo stesso Bonaventura biasima in una lettera all'Ordine gli "edifici sontuosi" e "la ricerca avida e litigiosa di testamenti"
(4) per la comodità dei frati. E un suo contemporaneo chiama molti edifici dei frati "mostri della vita consacrata"
(5).
Francesco aveva assistito agli inizi di tali sviluppi. Le sue parole alla fine della sua vita - "Cominciamo, fratelli, a servire il Signore Iddio, perché finora abbiamo fatto poco o niente" (1 Celano 103) - hanno avuto una continua eco nell'Ordine, che così si caratterizza da una forza interna di riformarsi. Possiamo pensare al movimento dell'Osservanza nel Tre e Quattrocento, a figure come san Pietro d'Alcantara, contemporaneo di santa Teresa, o come san Massimiliano Kolbe nel Novecento.
Oltre a reagire ad un certo indebolimento del carattere evangelico del francescanesimo, tanti gruppi che sono nati nella storia, costituiscono
una risposta a stimoli ed esigenze della Chiesa e della società.
Già i conventi del Duecento, che danno origine alla famiglia dei
CONVENTUALI, testimoniano la disponibilità ad offrire nuove possibilità per la pastorale della gente comune che volentieri veniva ad ascoltare le prediche nella chiesa del convento. Predicatori itineranti come Bernardino da Siena e Giovanni da Capestrano sono rappresentanti tipici
dell'OSSERVANZA, che offriva risposte chiare ed incisive all'ignoranza e dissolutezza della popolazione dopo lo scisma dell'Occidente. La vita austera negli eremi con la cura degli appestati assicurava ai primi
CAPPUCCINI quella stima che li ha caratterizza come "frati del popolo" e come una concretizzazione della riforma tridentina.
"COMUNITÀ" E "SPIRITUALI"
Francesco, nella prima stesura della Regola, aveva inserito un'ampia citazione della preghiera di Gesù per l'unità come richiamo al senso ultimo della fraternità universale, cioè l'unità in Dio di tutte le creature
(6) .
L'amarsi tra di loro doveva essere per i frati il contributo alla realizzazione di questo ideale (cf. Regola non bollata 11). La povertà "che visse Gesù, la sua madre e i suoi discepoli" (Regola non bollata 9, 5) era il sostegno e la strada per arrivare all'unità.
Per Francesco era importante che i frati vivessero, personalmente e collettivamente, "senza nulla di proprio" (Regola bollata 6). Nella forma definitiva della
Regola, che doveva rispondere ai canoni del diritto della Chiesa, questa impostazione (l'unità sorretta dalla povertà) era sottintesa, ma meno evidente. Questo testo, approvato dal Papa nel 1223, codificava l'ideale francescano e regolava la vita dei frati nell'assenza del Fondatore.
Bisogna tener presente che allo sviluppo prodigioso del movimento francescano durante la vita del Poverello di Assisi non corrispondeva una adeguata formazione. I primi compagni sono stati di frequente con lui e hanno attinto direttamente al flato carismatico di Francesco. Poi sono partiti in tutte le direzioni e per il loro modo di vivere, semplice e coerente, hanno attirato molte vocazioni. All'inizio la formazione di questi nuovi membri consisteva nel condividere la vita quotidiana. Mancavano strumenti e strutture per un'adeguata formazione. Solo nel 1220, quando c'erano già migliaia di frati, veniva introdotto il noviziato per tutti.
Poi, c'erano le distanze: quale idea poteva avere un candidato entrando nell'Ordine, per esempio in un convento di una città della Germania, se non un'idea molto vaga della fraternità nella sua forma originaria e del Fondatore che non aveva mai incontrato? La trasmissione dell'ideale alle nuove generazioni era una vera sfida e non sempre si riusciva a mantenere il fervore degli inizi del movimento francescano.
L'ideale evangelico di Francesco ha affascinato fin dall'inizio tante persone, ma bisogna dire che non tutti sono stati in grado di riviverlo nella sua interezza.
Lo Spirito ha fatto scoprire gradualmente i vari elementi del messaggio francescano secondo quella visione della storia proposta da san Bonaventura. Il primo elemento da scoprire vitalmente era la Regola. La domanda fondamentale, infatti, che si pongono i minori a partire dalla morte di Francesco e per tutti i primi tre secoli, non è tanto quella di "come imitare Cristo sull'esempio di Francesco", ma piuttosto
"come osservare e interpretare la Regola", in modo particolare per quanto riguarda la povertà materiale. Francesco già durante la sua vita aveva riscontrato varie tendenze tra i suoi frati. Con la sua morte il Poverello passa sempre di più in secondo piano nell'Ordine, mentre la Regola, approvata come codice di vita per i suoi seguaci, diventa occasione continua e crescente di divergenze tra i frati. Nella lotta per l'"altissima povertà" veniva spesso meno "la vita in santa unità" (cf. Regola di s. Chiara, Bolla 16).
Le risposte alla domanda sull'osservanza della Regola si sono mosse storicamente in tre direzioni che hanno dato vita alla nascita di tre famiglie distinte.
La prima risposta è quella della "maggioranza" - la cosiddetta
"Comunità" -, in seguito a varie dichiarazioni papali.
Francesco nella Regola parla della povertà in termini elevati. Convinto che Dio è "ogni Bene, il sommo Bene, da cui proviene ogni bene" (Lodi Alt. 3; Regola non bollata 17, 17) voleva che si vivesse "senza nulla di proprio" (Regola bollata 1, 1) in modo concreto. Proibiva l'uso di denaro: "Comando fermamente a tutti i frati che in nessun modo ricevano denari o pecunia, direttamente e per interposta persona" (Regola bollata 4, 1).
Diventati molti, con esigenze ed opinioni diverse, i frati nel Capitolo Generale dopo la morte di Francesco dovevano affrontare questioni serie sulla vita di povertà. Potevano accettare denaro per le necessità di ogni giorno e per la costruzione di conventi? E chi sarebbe proprietario di questi edifici se il Fondatore aveva scritto nella Regola che si doveva vivere "senza nulla di proprio"?
Non arrivando ad una convergenza tra di loro, si erano rivolti al Papa per una soluzione. La bolla papale
Quo elongati del 1230 è la prima di una serie di dichiarazioni pontificie che indicavano all'Ordine come interpretare la Regola. La Santa Sede sarebbe proprietaria dei beni dell'Ordine, mentre i frati li amministravano a nome del Papa, usando denaro con certe cautele.
Non entriamo nei dettagli di questi documenti. È sufficiente rilevare l'effetto benefico di questo procedimento dei Papi: vivendo la Regola secondo le dichiarazioni pontificie l'ideale francescano veniva salvato per la gran massa dei frati e l'Ordine francescano poteva essere certo di camminare secondo il disegno di Dio. È questa la posizione della maggioranza dei frati, conosciuta nel '200 come "Comunità".
Questo sviluppo dell'Ordine avveniva mentre vivevano ancora i compagni che insieme a Francesco avevano dato vita alla nuova corrente di spiritualità. Nelle fonti francescane riscontriamo le loro testimonianze, spesso con la formula "noi che siamo stati con lui" (nos qui cum eo fuimus). Raccontavano episodi dei primi tempi per tener vivo lo spirito delle origini. Non rifiutavano le dichiarazioni dei Papi sulla Regola, ma seguendo "lo Spirito del Signore e la sua santa operazione", come aveva inculcato Francesco, volevano andare oltre e attenersi all'ammonizione del
'Testamento' del Fondatore: "osservare la Regola sine glossa", cioè senza spiegazione (Testamento
38-39). Il Papa aveva detto che il Testamento non obbligava, ma non aveva nemmeno proibito di seguire questa raccomandazione di Francesco.
Quelli che, come i primi compagni, volevano essere più fedeli possibile all'origine carismatica dell'Ordine, venivano chiamati
"Spirituali" (7) .
Nel primo secolo della storia francescana coesistevano nell'Ordine queste due correnti. Si cercava di mantenere la vita in povertà, ognuna con un proprio stile di vita e secondo le possibilità concrete. Tra i membri della "Comunità" c'erano, però, quelli che guardavano non soltanto all'origine dell'Ordine, ma anche alla situazione della Chiesa in cui si trovavano col passare degli anni. Cristo aveva detto a Francesco: "Va' e ripara la mia casa che sta per crollare". I Papi e certi vescovi vedevano nel movimento francescano un sostegno per la vita pastorale. Il Vangelo che predicavano, convinceva perché aveva una base vitale. Così affidavano volentieri ai frati la predicazione e l'animazione del popolo cristiano. Per poter rispondere in modo adeguato a queste aspettative, ci si doveva però preparare attraverso studi e una formazione specializzata.
Nasceva la necessità di avere propri centri di studio, e quindi conventi con biblioteca e un
'scriptorium' (non esistevano ancora libri stampati). E invece di andare a predicare nelle chiese parrocchiali, si preferiva invitare la gente nella chiesa del convento. Per realizzare tutto ciò c'era bisogna di alleggerire certe prescrizioni della Regola (ad esempio circa l'uso del denaro).
Quelli che per motivi pastorali erano di una posizione più larga nell'osservanza della Regola, formeranno gradualmente una terza corrente dentro l'Ordine francescano.
VERSO TRE FAMIGLIE DISTINTE
Finora abbiamo descritto in estrema sintesi il
sorgere tra i frati di tre posizioni riguardo all'osservanza della
Regola:
1) la Regola secondo le dichiarazioni pontificie, che potremmo chiamare
osservanza moderata (la "Comunità");
2) la Regola con certe dispense, la cosiddetta osservanza larga;
3) la Regola secondo il Testamento di Francesco, chiamata
osservanza stretta (gli "Spirituali").
È un processo graduale di cui possiamo già individuare delle tracce nell'ultimo scritto di Francesco. Nel suo
'Testamento' troviamo infatti una reazione del Poverello contro frati che "osino chiedere lettere di privilegio nella curia romana" (n. 25) e contro frati che "inseriscono spiegazioni nella Regola" (n. 38), mentre il Santo vorrebbe che i frati "intendino semplicemente e senza glossa la Regola come il Signore mi ha dato di scrivere" (n. 39).
Gli eredi della prima tendenza saranno i sostenitori dell'osservanza larga, il secondo gruppo sarà rappresentato dai moderati, la terza posizione è caratteristica dei compagni del Santo e di tutti quelli che si ispirano alla loro tradizione.
Sarebbe interessante e utile seguire le vicende storiche che possono illustrare l'esistenza e le concretizzazioni di queste tre opinioni. Potremmo parlare di Angelo Clareno, Ubertino da Casale e altri rappresentanti degli Spirituali; di Giovanni della Valle, Gentile da Spoleto, Paoluccio dei Trinci e gli inizi dell'Osservanza francescana; Santa Coletta e la riforma francescana in Francia; Pedro de Villacreces e il suo movimento in Spagna; il Concilio di Costanza e la bolla Ut sacra (1446) come tappe verso un'autonomia dell'osservanza moderata.
Fatto sta che dopo la morte di Francesco si è cercato per trecento anni di unire tutto l'Ordine a una delle tre posizioni descritte. Ma né i capitoli generali, né i Papi sono riusciti in tale impresa, che significherebbe identificare l'unità con l'uniformità. Solo quando matura la convinzione che bisogna lasciar spazio, anche giuridicamente, alla diversità tra i frati, l'Ordine francescano trova una (relativa) pace interna.
Lo studioso inglese che ha dato questa lettura dei fatti dei primi tre secoli del francescanesimo, arriva alla conclusione che "l'unione dei cuori è meglio assicurata da una separazione di strutture"
(8). (…)
E arriviamo allo sviluppo dell'Ordine all'inizio del
'500. In 11 anni vengono approvate come famiglie distinte le tre correnti
riguardo all'osservanza della Regola: nel 1517 i
CONVENTUALI e i FRANCESCANI (allora chiamati "Osservanti"), eredi rispettivamente dei fautori dell'osservanza larga e moderata; nel 1528 i
CAPPUCCINI che proseguono la linea dell'osservanza stretta.
CONCLUSIONE
Lo schema di una triplice osservanza emerge studiando le vicende dei frati minori nel Medioevo. Sarebbe necessario estendere la ricerca fino ai nostri tempi. Si sa che i tre Ordini sono rimasti indipendenti, cedendo in qualche secolo successivo a contese vicendevoli.
L'impressione globale è che gli attuali Conventuali, Francescani e Cappuccini fino al tempo del Vaticano Il vivevano la propria vita, ognuno chiuso nella propria famiglia.
Il ritorno alle origini, caratteristico per tutta la spiritualità degli ultimi decenni, ha risvegliato l'interesse per il Fondatore e il patrimonio comune. Ognuno ormai è convinto che bisogna prendere tutto il Vangelo e tutte le parole di Francesco come ideale di vita. Nei termini descritti, tutti accettano l' "osservanza stretta". Ma è fin troppo palese che tutti nella vita pratica sono di "osservanza larga".
La nostra ermeneutica aiuta quindi a capire l'origine della tripartizione tra i
frati, ma non fornisce una chiave di lettura soddisfacente per la persistenza di essa. Sarebbe, comunque, già un grosso passo avanti, se tutti fossero d'accordo che Conventuali, Francescani e Cappuccini sono
tre correnti da un'unica fonte e che solo in vicendevole complementarietà è possibile offrire un'immagine attraente del loro Fondatore oggi.
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