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Terminate le classi elementari, a sedici anni decise di farsi frate
cappuccino e lottò con il padre che non voleva privarsi, nel lavoro
dei campi, dell’unico figlio.
Vinse Giacinto, vestendo l’abito cappuccino a Bassano del Grappa
(Vicenza), il 27 agosto 1879, con il nome di fra Andrea. Compì gli
studi liceali nel convento di Padova e vi emise la professione solenne
il 4 ottobre 1883, e gli studi teologici a Venezia, dove fu ordinato
sacerdote il 19 giugno 1886.
Dal 1888 fu direttore spirituale e insegnante nel seminario dei
cappuccini a Udine, dal 1889 direttore e professore dei chierici
liceali cappuccini a Padova e, da 1891, dei chierici teologi a
Venezia. Fu eletto superiore provinciale dei cappuccini veneti il 18
aprile 1902.
Il
16 aprile 1904, s. Pio X lo nominò vescovo della sua diocesi natale
di Treviso, compiacendosi di avere "scelto uno dei fiori più
belli dell’Ordine dei cappuccini" per la propria diocesi.
Lo qualificò, il 12 agosto 1907: "È uno dei miei figli
primogeniti, che ho regalato alla diocesi prediletta, ed esulto tutte
le volte che mi si riferiscono le lodi di lui, che è veramente santo,
dotto, un vescovo dei tempi antichi, che lascerà nella diocesi
un’impronta indelebile del suo zelo apostolico".
Consacrato vescovo a Roma il 17 aprile 1904, entrò a Treviso il 6
agosto, deciso di essere il buon pastore, non risparmiando "né
fatiche né sacrifici, disposto a dar" per la sua chiesa tutto il
suo "sangue e la vita stessa". Per 32 anni fu "il buon
pastore della Chiesa trevigiana", continuando a vivere austerità
e povertà cappuccina.
L’annuncio
della parola fu uno del suoi più ambiti ministeri. Sull’esempio di
s. Pio X, ebbe l’ansia apostolica dell’insegnamento del catechismo
ai fanciulli, nei circoli delle associazioni giovanili e agli uomini
cattolici, con gare di cultura, giornate di studi, scuole di
catechisti, due congressi catechistici diocesani, nel 1922 e nel 1932.
Fu ritenuto il "vescovo del catechismo". Amava e seguiva
come padre i suoi sacerdoti, avendone specialissima cura sin dal
seminario, predicando ritiri mensili ed esercizi spirituali,
seguendoli per le 213 parrocchie in ben tre visite pastorali, iniziate
nel 1905, 1912, 1926, donando loro, nel 1911, il sinodo ritenuto un
vero capolavoro di ordine e precisione", vivamente apprezzato da
s. Pio X. Seguì spiritualmente s. Maria Bertilla Boscardin, i servi
di Dio Giuseppe Toniolo, Guido Negri, madre Oliva Bonaldo. Ebbe
particolarissima amicizia con il cappuccino s. Leopoldo Mandic, con s.
Pio X, documentata, questa, da copiosa corrispondenza epistolare e
dalla propria autodefinizione: "Noi che... fummo tanta parte
del suo dolcissimo cuore".
Fu
condottiero di laici, particolarmente al movimenti giovanili, convinto
e insistendo anche nel testamento che "è di santi che oggi
abbisognano le famiglie, le parrocchie, la patria, il mondo".
Nell’aprile 1914, dichiarò sacro "il diritto
dell’operaio ad organizzarsi... in sindacati per la propria
elevazione economica e morale". Nel 1920 sostenne le Leghe
Bianche, movimento sindacale di ispirazione cristiana, mostrandosi il
vescovo dei poveri, degli operai, dei contadini. A Treviso, nel 1920,
fondò il collegio vescovile "Pio X", per assicurare ai
giovani formazione cristiana.
Affrontò
con coraggio, mai disertando il proprio posto e le proprie
responsabilità, la prova della grande guerra 1915-18, avvicinando e
incoraggiando cittadini, profughi, soldati, feriti, sacerdoti. Il 27
aprile 1917, emise il voto di innalzare un tempio alla Vergine
Ausiliatrice. Chiamato "il vescovo del Piave e del
Montello", insignito della croce al merito di guerra, a guerra
finita percorse la diocesi per incoraggiare alla ricostruzione delle
47 chiese rovinate, alla rappacificazione degli animi, al risveglio
della vita cristiana, con intrepidi interventi per salvare i suoi
fedeli da ideologie anticristiane e sovvertitrici.
I
vescovi del Veneto lo ritenevano il loro "Patriarca di
campagna", consigliere, teologo distinto, apostolo instancabile.
Pio XI, nell’ottobre 1923, riconobbe i "grandi servizi"
datigli dal Longhin: "Ha tanto lavorato per la Chiesa". Fu
amministratore apostolico della diocesi di Padova nel 1923, visitatore
e amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Udine, 1927-28.
Il 4 ottobre 1928, fu nominato arcivescovo titolare di Patrasso. Nel
1929, nel 25° di episcopato del Longhin, il servo di Dio Pietro card.
La Fontaine, scrisse: "Ammiro in lui con diletto e
edificazione una copia del Buon Pastore evangelico, somigliantissima
all’originale". Colpito da malanni, il 3 ottobre 1935,
percorse il suo calvario per nove mesi di sofferenza, celebrando la
messa fino al 14 febbraio 1936 e poi ricevendo, ogni giorno, la
comunione.
Morì
il venerdì 26 giugno 1936. Funerali imponenti, il 30 giugno, con
l’unisono corale commento: "Era proprio un santo". Dal 5
novembre 1936 è tumulato nella cattedrale di Treviso.
Il processo informativo si svolse nella diocesi di Treviso, 21 aprile
1964 - 26 giugno 1967, con due processi rogatoriali a Padova e Udine.
Il decreto sulla revisione dei copiosi scritti è del 17 dicembre
1971. Il decreto di introduzione della causa è datato 15 dicembre
1981. Consegnata la Positio nel 1998, il 21
dicembre venne promulgato il decreto sulle virtù eroiche: il vescovo
cappuccino Longhin è proclamato Venerabile.
Nel
2002, dopo il parere positivo della Consulta medica, anche la Commissione
teologica approva il miracolo attribuito all'intercessione del vescovo
cappuccino.
Il 23 aprile
2002, in Vaticano, alla presenza del Papa Giovanni Paolo II viene
letto e firmato il Decreto relativo al miracolo attribuito al Ven.
Andrea Giacinto Longhin.
Infine, domenica 20 ottobre 2002, Giovanni Paolo II dichiara il
vescovo Andrea Giacinto Longhin BEATO !
«Grande
fu l'attenzione che Mons. Longhin dedicò alla formazione del clero.
Nel testamento spirituale egli volle riservare un pensiero speciale
per i suoi preti, esortandoli: "Fatevi, fatevi santi!". Egli
si mostrò sempre per loro padre attento e premuroso, come lo fu per
tutta la sua gente, specialmente per gli umili e per i poveri. La
fecondità del ministero episcopale del beato Longhin si espresse
particolarmente nelle tre visite pastorali compiute in Diocesi, nella
celebrazione del Congresso Eucaristico e del Congresso Catechistico,
nella realizzazione di quello che può ben essere considerato come il
suo capolavoro: il Sinodo diocesano. Egli continua così ad essere un
esempio attualissimo di vera evangelizzazione» (Udienza ai pellegrini
convenuti per la beatificazione, 21.10.2002)
«Andrea
Giacinto Longhin… umile cappuccino che per 32 anni è stato Vescovo
della Diocesi di Treviso, all'inizio del secolo scorso. E' stato un
Pastore semplice e povero, umile e generoso, sempre disponibile verso
il prossimo, secondo la più genuina tradizione cappuccina. Lo
chiamavano il Vescovo delle cose essenziali. In un'epoca segnata da
eventi drammatici e dolorosi, si è dimostrato padre per i preti e
pastore zelante della gente, sempre accanto ai suoi fedeli,
specialmente nei momenti di difficoltà e di pericolo. Anticipava così
ciò che avrebbe sottolineato il Concilio Ecumenico Vaticano II,
indicando nell'evangelizzazione "uno dei principali doveri dei
Vescovi" (Christus Dominus, 12; cfr Redemptoris missio, 63)»
(Omelia pronunciata nel corso del solenne rito di beatificazione,
20.10.2002)
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Ricevette nel suo paese di origine la prima formazione spirituale e culturale, che fu perfezionata negli anni 1643-1647 nel collegio dei gesuiti a Gorizia. Qui il giovane Cristofori ebbe modo di ampliare le basi della sua cultura classica e scientifica e di approfondire la sua vita di pietà resa più incisiva dall'appartenenza alle congregazioni mariane.
Il clima epico determinato dalla guerra di Candia (Creta), combattuta in quegli anni tra la Repubblica di Venezia e l'impero Ottomano, ebbe un influsso decisivo nella vita dei giovane avianese. Animato dal desiderio di raggiungere il luogo delle operazioni belliche, disposto a dare anche il suo sangue per la difesa della fede, a 16 anni lasciò il collegio di Gorizia e giunse dopo giorni a Capodistria, dove, stremato dalla fame e dalle fatiche dei viaggio, bussò alla porta dei Cappuccini. Dal superiore dei convento, oltre a cibo e ricovero, ricevette anche il saggio consiglio di far ritorno a casa presso i suoi genitori.
Durante la breve permanenza presso i Cappuccini di Capodistria, illuminato dalla grazia, l'avianese intravide la possibilità di seguire in modo diverso la sua vocazione all'impegno cristiano e al martirio. Il tutto sfociò nella ferma decisione di abbracciare l'austera vita cappuccina. Nel mese di settembre dei 1648 fu ricevuto nel noviziato di Conegliano e un anno dopo, il 21 novembre 1649, emetteva i voti religiosi con il nome di fr. Marco d'Aviano. Compì in seguito il corso regolare degli studi, fissato tra i Cappuccini in un triennio di filosofia e un quadriennio di teologia, durante il quale, il 18 settembre 1655, fu ordinato sacerdote a Chioggia.
Per diversi anni visse senza compiti specifici, fortemente impegnato nella preghiera e nella vita comunitaria, nell'umiltà e nel nascondimento, nella fedele osservanza della Regola e delle Costituzioni dell'Ordine, Dal settembre 1664, anno in cui ottenne la "patente di predicazione" padre Marco profuse le sue migliori energie nell'evangelizzazione in tutta Italia, soprattutto in occasione della Quaresima e dell'Avvento. Non mancarono impegni di responsabilità e di governo: nel 1672 infatti fu eletto superiore dei convento di Belluno, e nel 1674 fu chiamato a dirigere la fraternità di Oderzo.
L'evento,
che tolse il cappuccino avianese dall'umile nascondimento della cella conventuale e lo impose all'attenzione universale, si verificò l'8 settembre 1676: mentre si trovava a predicare nel monastero padovano di San Prosdocimo, grazie alla sua preghiera e benedizione fu istantaneamente guarita la monaca Vincenza Francesconi, ammalata e costretta a letto da circa 13 anni.
Eventi straordinari simili si verificarono un mese dopo a Venezia, creando intorno alla sua persona un notevole afflusso di popolo e dando così un credito particolare alla sua attività apostolica.
Non turbato dalla fama - che sempre più si diffondeva intorno a lui e che presto fece richiedere la sua presenza anche fuori d'Italia - padre Marco continuava il suo servizio pastorale e specialmente l'attività della predicazione, sempre incisiva ed essenziale. In particolare esortava i suoi ascoltatori all'incremento della vita di fede e al pentimento dei propri peccati: a tutti faceva recitare l' "atto di dolore perfetto" (una preghiera stampata e diffusa a migliaia di copie in molti paesi europei) e impartiva poi la sua benedizione, sempre apportatrice di abbondanti frutti spirituali e spesso anche di eventi prodigiosi e guarigioni straordinarie.
Furono proprio questi eventi taumaturgici a far richiedere ovunque la presenza del cappuccino e a fargli intraprendere negli ultimi venti anni della sua vita faticosi viaggi apostolici in tutta Europa. Questi venivano effettuati sempre dietro precetto obbedienziale dei superiori dell'Ordine o comandati direttamente dalla Santa Sede. Continuamente richiesto da sovrani, governanti e dalle autorità pubbliche, veniva accolto con grande entusiasmo da numerosa folla desiderosa di ascoltare la sua parola e ricevere la sua benedizione.
Tra gli autorevoli personaggi, che richiesero insistentemente la sua presenza e gli offrirono la loro amicizia, vanno annoverati il governatore dei Tirolo Carlo V di Lorena e sua moglie Eleonora, il duca di Neuburg Filippo Guglielmo e suo figlio Giovanni Guglielmo, l'elettore di Baviera Massimiliano Emanuele e lo zio Massimiliano Filippo, la principessa di Vaudemont Anna Elisabetta, la deifina di Francia Maria Anna Cristina Vittoria, il re di Spagna Carlo II e la sua seconda moglie Marianna di Neuburg, e in modo particolare il re di Polonia Giovanni Sobieski, l'imperatore Leopoldo I e vari esponenti della corte imperiale. Meta dei suoi viaggi furono in questi anni la Germania, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Svizzera, la Boemia e l'Austria.
Va sottolineata in particolare la profonda amicizia che legò padre Marco all'imperatore Leopoldo I. Dal primo incontro, che ebbe luogo a Linz nel settembre 1680, fino alla morte, il frate avianese fu per Leopoldo amico, consigliere, padre spirituale e confidente in ogni occasione e per ogni problema, tanto di ordine familiare che politico, economico, militare e religioso.
Tra i due esisteva in effetti una profonda complementarietà di carattere: l'insicuro e indeciso Leopoldo incontrò provvidenzialmente sulla sua strada la forte e decisa personalità di padre Marco che, oltre alla sincera amicizia, offrì al suo augusto contemporaneo coraggio, forza, decisione, sicurezza di giudizio e di azione, aiuto e direzione nelle necessità spirituali, confidenza e consiglio nei suoi problemi di coscienza e in tutti i suoi impegni di governo.
Proprio in base alle pressanti insistenze imperiali e agli ordini provenienti da Roma, Marco d'Aviano dovette recarsi alla corte imperiale, di solito nei mesi estivi, ben quattordici volte, e partecipare attivamente alla "crociata antiturca". Ad essa il frate prese parte in qualità di legato pontificio e di missionario apostolico.
Fu suo grande merito l'aver contribuito in prima persona e in maniera determinante alla liberazione di Vienna dall'assedio ottomano il 12 settembre 1683. Dal 1683 al 1689 partecipò alle campagne militari di difesa e di liberazione: suo scopo era instaurare e favorire reciproche relazioni amichevoli all'interno dell'esercito imperiale, e assistere spiritualmente i soldati.
Non mancarono grandi successi militari, come la liberazione di Buda il 2 settembre 1686, e quella di Belgrado il 6 settembre 1688. Negli anni seguenti fu molto viva la sua azione per riportare la pace in Europa, soprattutto tra Francia e Impero, e nel promuovere l'unità delle potenze cattoliche in difesa della fede, sempre minacciata dalla potenza ottomana.
Nel maggio 1699 Marco d'Aviano intraprese il suo ultimo viaggio verso la capitale dell'impero. La sua salute, già cagionevole, subì un progressivo peggioramento, tanto che dovette interrompere ogni attività. Il 2 agosto ricevette in convento la visita della famiglia imperiale e poi quella dei più illustri personaggi di Vienna. Il 12 dello stesso mese il nunzio apostolico Andrea Santa Croce portò personalmente la benedizione apostolica dei papa Innocenzo XII all'ammalato, che ricevette gli ultimi sacramenti e rinnovò la professione religiosa.
Il 13 agosto 1699, assistito dal suo amico l'imperatore Leopoldo e dall'imperatrice Eleonora, stringendo tra le mani il crocifisso, padre Marco spirava dolcemente. Per permettere alla numerosa popolazione, accorsa da ogni dove, di vedere e venerare per l'ultima volta le spoglie mortali del cappuccino avianese, l'imperatore ordinò che i funerali si celebrassero il giorno 17. Il corpo di padre Marco riposa nella chiesa dei Cappuccini, accanto alle tombe imperiali.
La fama della sua santità era riconosciuta dai contemporanei, ma per diversi motivi il processo di canonizzazione venne introdotto soltanto alla fine dell'ottocento.
Dopo la causa ordinaria, nel 1912 il papa veneto Pio X introdusse il processo apostolico, Il 6 luglio 1991 Giovanni Paolo II dichiarò l'eroicità delle virtù di padre Marco e il 27 aprile 2003, in Piazza San Pietro a Roma, lo proclamò "Beato" elevandolo all'onore degli altari.
In un'epoca e in un contesto diversi rifulse per santità il beato Marco d'Aviano, nel cui animo ardeva il desiderio di preghiera, di silenzio e di adorazione del mistero di Dio. Questo contemplativo itinerante per le strade dell'Europa fu al centro di un vasto rinnovamento spirituale grazie ad una coraggiosa predicazione accompagnata da numerosi prodigi. Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l'unità dell'Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d'Aviano ricorda che la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane.
[omelia del Santo Padre, 27.04.2003]
Saluto, ora, i cari Padri Cappuccini e quanti esultano per la beatificazione di Padre Marco d'Aviano, con un particolare pensiero per i pellegrini venuti dall'Austria e accompagnati dall'Arcivescovo di Vienna, il Cardinale Christoph Schönborn. Marco d'Aviano è un esempio per la coraggiosa azione apostolica, apprezzata da tutti, e per la preghiera, fedele alla più genuina tradizione francescana e cappuccina. I suoi interventi in campo sociale, sempre finalizzati al bene delle anime, costituiscono un incoraggiamento anche per i cristiani di oggi a difendere e promuovere i valori evangelici. Il beato Marco d'Aviano protegga l'Europa, perché possa costruire la sua unità non trascurando le comuni radici cristiane.
[udienza del Santo Padre, 28.04.2003].
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SALUTO ALLE VIRTÙ
Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
Non cè
assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte.
e ognuna confonde i vizi e i peccati.
La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.
La santa povertà
confonde la cupidigia, lavarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.
La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.
La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
e tiene il suo corpo mortificato per lobbedienza
allo spirito e per lobbedienza al proprio fratello;
e allora luomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
così che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dallalto del
Signore.
SALUTO ALLA
BEATA VERGINE MARIA
Ave, Signora, santa
regina
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave sua ancella,
ave sua Madre.
E saluto voi tutte,
sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.
LODI DI DIO ALTISSIMO
Tu sei santo, Signore,
solo Dio, che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo
e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio
vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei
giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a
sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei
la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita
eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
BENEDIZIONE A
FRATE LEONE
Il
Signore ti
benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e
abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone.
CANTICO DI FRATE SOLE
Altissimu, onnipotente,
bon Signore,
Tue so le laude, la gloria e lhonore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato sie, mi Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le
stelle:
in celu lài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si, mi Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si, mi Signore, per sorAcqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra matre
Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si, mi Signore, per quelli ke
perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte
corporale,
da la quale nullu homo vivente po skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no l farrà male.
Laudate e benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
PAROLE CON MELODIA
PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO
Audite,
poverelle
dal Signore vocate,
ke de multe parte et provincie sete adunate:
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
Io ve prego per grandamore
kaiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et laltre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene
Maria.
LODI PER OGNI ORA
Santo, santo, santo
il Signore Dio onnipotente,
che è, che era e che verrà;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Tu sei degno, Signore Dio nostro,
di ricevere la lode, la gloria
e lonore e la benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Degno è lAgnello, che è stato immolato
di ricevere potenza e divinità,
sapienza e fortezza,
onore e gloria e benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedite il Signore, opere tutte del Signore;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi
voi che temete Dio, piccoli e grandi;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
E ogni creatura che è nel cielo
e sopra la terra e sotto terra,
e il mare e le creature che sono in esso;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Preghiera: Onnipotente,
santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono,
fa che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.
Fiat! Fiat! Amen.
ESORTAZIONE
ALLA LODE DI DIO
[Lode di Dio nel luogo dellEremita]
Temete il Signore e
rendetegli onore.
Il Signore è degno di ricevere la lode e
lonore,
Voi tutti che temete il Signore lodatelo.
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te,
Lodatelo cielo e terra.
Lodate il Signore, o fiumi tutti.
Benedite il Signore o figli di Dio.
Questo è il giorno fatto dal Signore,
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.
Ogni vivente dia lode al Signore.
Lodate il Signore perché è buono;
tutti voi che leggete queste parole, benedite il
Signore.
Benedite il Signore, o creature tutte.
Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore.
Servi tutti del Signore lodate il Signore.
Giovani e fanciulle lodate il Signore.
Degno è lAgnello che è stato immolalo
di ricevere la lode, la gloria e lonore.
Sia benedetta la santa Trinità
e lindivisa Unità.
San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.
PARAFRASI DEL
"PADRE NOSTRO"
O santissimo Padre
nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore
nostro.
Che sei nei cieli:
negli
angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza,
perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli
allamore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo
la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine,
perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale
proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun
bene.
Sia santificato il
tuo nome: si faccia luminosa in noi la
conoscenza di te, affinché possiamo conoscere lampiezza
dei tuoi benefici, lestensione delle tue
promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità
dei tuoi giudizi.
Venga il tuo regno:
perché
tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia
giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza
veli,
lamore di te è perfetto,
la comunione di te è beata,
il godimento di te senza fine.
Sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra:
affinché ti
amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con
tutta lanima sempre desiderando te con tutta
la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni
e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tute le
nostre forze spendendo tutte le nostre energie e
sensibilità dellanima e del corpo a servizio del
tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i
nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con
ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui
come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e
non recando nessuna offesa a nessuno.
Dacci il nostro pane
quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro
Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria,
comprensione e reverenza dellamore che egli ebbe
per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e
patì.
E rimetti a noi i
nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia,
per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e
per i meriti e lintercessione della beatissima
Vergine e di tutti i tuoi eletti.
Come noi li
rimettiamo ai nostri debitori:
e quello che non sappiamo
pienamente perdonare, tu, Signore, fa che
pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente
i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non
rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te
ad essere di giovamento a tutti.
E non ci indurre in
tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o
insistente.
Ma liberaci dal male:
passato, presente e futuro. - Gloria al Padre...
PREGHIERA
DAVANTI AL CROCIFISSO
Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.
PREGHIERA
"ABSORBEAT"
Rapisca, ti prego, o
Signore,
lardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dellamor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dellamor mio.
DELLA VERA E
PERFETTA LETIZIA
Lo stesso [fra Leonardo]
riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa
Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse:
"Frate Leone, scrivi". Questi rispose:
"Eccomi, sono pronto". "Scrivi - disse -
quale è la vera letizia".
"Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi
sono entrati nellOrdine, scrivi: non è vera
letizia. Così pure che sono entrati nellOrdine
tutti i prelati dOltrAlpe, arcivescovi e
vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re
dlnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti
giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra
gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede,
oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar
gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico:
in tutte queste cose non è la vera letizia".
"Ma quale è la vera letizia?".
"Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda,
giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che,
allestremità della tonaca, si formano dei
ghiacciuoli dacqua congelata, che mi percuotono
continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da
siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel
ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo
picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: "Chi
è?". Io rispondo: "Frate Francesco". E
quegli dice: "Vattene, non è ora decente questa, di
andare in giro, non entrerai". E poiché io insisto
ancora, laltro risponde: "Vattene, tu sei un
semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi
siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te". E
io sempre resto davanti alla porta e dico: "Per amor
di Dio, accoglietemi per questa notte". E quegli
risponde: "Non lo farò. Vattene al luogo dei
Crociferi e chiedi là".
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò
conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui
è la vera virtù e la salvezza dellanima".
PREGHIERA SEMPLICE*
Signore,
fa di me uno strumento della tua pace.
Dove cè odio, io porti amore.
Dove cè discordia, io porti lunione.
Dove cè errore, io porti la verità.
Dove cè dubbio, io porti la fede.
Dove cè disperazione, io porti la speranza.
O Divino Maestro,
che io non cerchi tanto di consolato quanto di consolare.
Di essere compreso quanto di comprendere.
Di essere amato, quanto di amare.
Infatti: donando, si riceve.
Dimenticandosi, si trova comprensione.
Perdonando, si è perdonati.
Morendo, si risuscita alla vera vita.
* attribuita a S.
Francesco. |