Spiritualita'


 

S. Francesco d'Assisi

Cappuccini veneti Santi
  
S. Lorenzo da Brindisi
  
S. Leopoldo Mandic
   B. Andrea Giacinto Longhin
   B. Marco d'Aviano
   Verso gli altari...

Laudi e preghiere di S. Francesco d'Assisi
  
Saluto alle virtù
  
Saluto alla Beata Vergine Maria
  
Lodi di Dio altissimo
  
Benedizione a frate Leone
  
Cantico di frate sole
  
Audite, poverelle…
  
Lodi per ogni ora
  
Esortazione alla lode di Dio
  
Parafrasi del "Padre Nostro"
  
Preghiera davanti al Crocifisso
  
Preghiera "Absorbeat"
  
Della vera e perfetta letizia
   Preghiera semplice

Scritti, biografie e altre Fonti Francescane


Cappuccini veneti "santi"

Lorenzo da Brindisi e Leopoldo Mandic:  due frati Cappuccini veneti che la Chiesa ha già dichiarato Santi
Di altri frati è in corso la Causa di Beatificazione.  Si tratta del Venerabile fr. Tommaso da Olera e del Servo di Dio p. Giacomo Filon da Balduina

 
 

San Lorenzo da Brindisi, dottore della Chiesa

(Brindisi, 22 luglio 1559 - Lisbona, 22 luglio 1619)

festa: 21 luglio


Frate Lorenzo Russo è a Piacenza malato grave, ma ancora vivo. Anzi, guarirà. Ma intanto il duca Ranuccio I di Parma si fa già promettere dai Cappuccini la consegna della salma, da tenere come reliquia. Questo accade nel 1616. 
 

S. Lorenzo da Brindisi

Nel 1619 il frate muore a Lisbona, in casa di don Pedro di Toledo (già governatore spagnolo di Milano), e questi vuole il suo corpo per mandarlo a un monastero della Galizia fondato da sua figlia.
D’altra parte già nel 1601, alla battaglia di Albareale (poi Székesfehérvar, in Ungheria) contro i Turchi, molti soldati imperiali lo credevano un essere soprannaturale, vedendolo passare disarmato e illeso tra frecce, pallottole e scimitarre, per soccorrere feriti e confortare morenti. Questo frate Lorenzo Russo da Brindisi è principalmente uno studioso, ma le vicende del tempo fanno della sua vita un’avventura continua.

Orfano dei genitori a 14 anni, è accolto da uno zio a Venezia. Studia a Verona e a Padova, poi ancora a Venezia. Si è fatto cappuccino, nel 1582 è ordinato prete, nel 1586 è maestro dei novizi, e poi avrà sempre cariche nell’Ordine, fino a quella di Generale.
Lui è uomo da libri, conoscitore eccezionale della Bibbia (che può citare a memoria anche in ebraico), e diviene famoso come predicatore, appunto per la vasta cultura, aiutata poi dalla bella voce e dalla figura imponente.

Lo mandano sulle prime linee più difficili: in Boemia, per esempio, dove in gran parte la popolazione si è staccata dalla Chiesa cattolica. Accolto ostilmente, si dedica a un’intensa predicazione, sostiene controversie, guida l’opera dei Cappuccini. L’evidente coerenza tra le sue parole e la sua vita lo fa rispettare anche da autorevoli avversari.
Quando celebra la messa, poi, lo si vede davvero "rivivere" il sacrificio della Croce rinnovato sull’altare si può respingere la sua fede, ma non si resta indifferenti di fronte al suo modo appassionato di sentirla e di manifestarla.

I papi e vari prìncipi europei gli affidano continue missioni diplomatiche. Per tre anni frate Lorenzo rappresenta la Santa Sede in Baviera. E i napoletani che non ne possono più del duca di Osuna (viceré spagnolo), vogliono lui come loro ambasciatore presso Filippo III di Spagna. Appunto nel corso di questa missione lo coglie la morte; e immediata si divulga la voce della sua santità.

La causa canonica, però, viene bloccata dai decreti di papa Urbano VIII (1623-1644) che modificano i procedimenti per i santi. Riprenderà nel XVIII secolo, concludendosi con lo canonizzazione ad opera di Leone XIII nel 1881.

I suoi scritti rimangono inediti fino all’edizione integrale negli anni 1925 - 1956, in seguito alla quale Giovanni XXIII proclamerà san Lorenzo da Brindisi Dottore della Chiesa con la qualifica di "doctor apostolicus".


 

San Leopoldo Mandic, confessore

(Castelnuovo di Cattaro, 12 maggio 1866 - Padova, 30 luglio 1942)

festa: 12 maggio


Alto un metro e quaranta, artrite alle mani, difficoltà nel parlare, occhi arrossati: davvero un poveretto da compatire. 
 

S. Leopoldo Mandic

Ma il medico Enrico Rubaltelli, suo amico, lo vede come un capo, "assediato, seguito e invocato da folle di tutti i ceti" a Padova.
A più di 50 anni dalla morte, altri lo invocano nel suo santuario padovano con la tomba. E gli scrivono, come a un vivo: i loro messaggi riempiono ormai centinaia di migliaia di pagine.

È nato a Castelnuovo presso le Bocche di Cattaro (oggi Herceg-Novi), terra dalmata sotto gli Asburgo. Battezzato col nome di Bogdan, entra sedicenne nel seminario cappuccino di Udine, poi è novizio a Bassano diventando fra Leopoldo, pronuncia i voti e nel 1890 è sacerdote, con un sogno preciso: spendere la vita per riconciliare con Roma i cristiani orientali separati. Il più piccolo frate dell’intero Ordine cappuccino cammina tra i primissimi sul sentiero dell’ecumenismo. Vuole andare in Oriente, e per due volte crede di fare il primo passo, quando lo mandano a Zara e a Capodistria.

Ma nella guerra del 1915-18, essendo croato (ossia "suddito nemico"), deve risiedere nel Meridione d’Italia. Confessore a Padova, comincerà presto a essere "assediato", ma nel 1923 lo destinano a Fiume, come confessore dei cattolici slavi. E la missione in Oriente sembra farsi realtà. Ma interviene il vescovo di Padova, mons. Elia Dalla Costa, e dice ai Cappuccini: "La partenza di padre Leopoldo ha destato in tutta la città un senso di amarezza e di vero sconcerto". Insomma, i padovani non ci stanno. E riescono a recuperare il piccolo confessore, che passa giorni e anni in una celletta ascoltando ogni fallimento e riaccendendo ogni speranza. E anche lui capisce: "Il mio Oriente è qui, è Padova".

Il gigante della confessione. E anche il martire, perché vi brucia tutte le sue energie, ricco di compassione per tanta gente che impara da lui a conoscersi e a riprendere fiducia. Lui però non è un tipo bonario per naturale tranquillità. Al contrario, è bellicoso e capace d’infiammarsi in scatti aspri e inattesi, come il suo compatriota san Gerolamo. E, come lui, infatti, chiede al Signore il dono della calma: "Abbi pietà di me che sono dalmata!".

Sembra impossibile che resista, sempre più fragile, a questo genere di vita, inasprito da preghiere, penitenze, digiuni. Ed è anche vecchio: "Ma la verità non invecchia", usa ripetere; e quando nel 1942 lo portano in ospedale trova modo di confessore anche lì. Gli riscontrano però un tumore all’esofago.
Torna allora in convento e muore il 30 luglio 1942, dopo aver tentato ancora di vestirsi per la Messa. E via via, come ha detto Paolo VI beatificandolo nel 1976, "la vox populi sulle sue virtù, invece che placarsi col passare del tempo, si è fatta più insistente più documentata e più sicura". E Giovanni Paolo II, nel 1983, ha collocato padre Leopoldo tra i santi.

Sito web: www.leopoldomandic.it


 

Beato mons. Andrea Giacinto Longhin, vescovo

(Fiumicello di Campodarsego PD, 22 novembre 1863 - Treviso 26 giugno 1936)

festa: 26 giugno

 

Nato a Fiumicello di Campodarsego (Padova) da umile famiglia di contadini, il 22 novembre 1863, fu battezzato il giorno seguente con i nomi di Giacinto e Bonaventura.

B. Andrea G. Longhin

Terminate le classi elementari, a sedici anni decise di farsi frate cappuccino e lottò con il padre che non voleva privarsi, nel lavoro dei campi, dell’unico figlio.
Vinse Giacinto, vestendo l’abito cappuccino a Bassano del Grappa (Vicenza), il 27 agosto 1879, con il nome di fra Andrea. Compì gli studi liceali nel convento di Padova e vi emise la professione solenne il 4 ottobre 1883, e gli studi teologici a Venezia, dove fu ordinato sacerdote il 19 giugno 1886.
Dal 1888 fu direttore spirituale e insegnante nel seminario dei cappuccini a Udine, dal 1889 direttore e professore dei chierici liceali cappuccini a Padova e, da 1891, dei chierici teologi a Venezia. Fu eletto superiore provinciale dei cappuccini veneti il 18 aprile 1902.


Il 16 aprile 1904, s. Pio X lo nominò vescovo della sua diocesi natale di Treviso, compiacendosi di avere "scelto uno dei fiori più belli dell’Ordine dei cappuccini" per la propria diocesi. Lo qualificò, il 12 agosto 1907: "È uno dei miei figli primogeniti, che ho regalato alla diocesi prediletta, ed esulto tutte le volte che mi si riferiscono le lodi di lui, che è veramente santo, dotto, un vescovo dei tempi antichi, che lascerà nella diocesi un’impronta indelebile del suo zelo apostolico".
Consacrato vescovo a Roma il 17 aprile 1904, entrò a Treviso il 6 agosto, deciso di essere il buon pastore, non risparmiando "né fatiche né sacrifici, disposto a dar" per la sua chiesa tutto il suo "sangue e la vita stessa". Per 32 anni fu "il buon pastore della Chiesa trevigiana", continuando a vivere austerità e povertà cappuccina.

L’annuncio della parola fu uno del suoi più ambiti ministeri. Sull’esempio di s. Pio X, ebbe l’ansia apostolica dell’insegnamento del catechismo ai fanciulli, nei circoli delle associazioni giovanili e agli uomini cattolici, con gare di cultura, giornate di studi, scuole di catechisti, due congressi catechistici diocesani, nel 1922 e nel 1932.
Fu ritenuto il "vescovo del catechismo". Amava e seguiva come padre i suoi sacerdoti, avendone specialissima cura sin dal seminario, predicando ritiri mensili ed esercizi spirituali, seguendoli per le 213 parrocchie in ben tre visite pastorali, iniziate nel 1905, 1912, 1926, donando loro, nel 1911, il sinodo ritenuto un vero capolavoro di ordine e precisione", vivamente apprezzato da s. Pio X. Seguì spiritualmente s. Maria Bertilla Boscardin, i servi di Dio Giuseppe Toniolo, Guido Negri, madre Oliva Bonaldo. Ebbe particolarissima amicizia con il cappuccino s. Leopoldo Mandic, con s. Pio X, documentata, questa, da copiosa corrispondenza epistolare e dalla propria autodefinizione: "Noi che... fummo tanta parte del suo dolcissimo cuore".

Fu condottiero di laici, particolarmente al movimenti giovanili, convinto e insistendo anche nel testamento che "è di santi che oggi abbisognano le famiglie, le parrocchie, la patria, il mondo". Nell’aprile 1914, dichiarò sacro "il diritto dell’operaio ad organizzarsi... in sindacati per la propria elevazione economica e morale". Nel 1920 sostenne le Leghe Bianche, movimento sindacale di ispirazione cristiana, mostrandosi il vescovo dei poveri, degli operai, dei contadini. A Treviso, nel 1920, fondò il collegio vescovile "Pio X", per assicurare ai giovani formazione cristiana.

Affrontò con coraggio, mai disertando il proprio posto e le proprie responsabilità, la prova della grande guerra 1915-18, avvicinando e incoraggiando cittadini, profughi, soldati, feriti, sacerdoti. Il 27 aprile 1917, emise il voto di innalzare un tempio alla Vergine Ausiliatrice. Chiamato "il vescovo del Piave e del Montello", insignito della croce al merito di guerra, a guerra finita percorse la diocesi per incoraggiare alla ricostruzione delle 47 chiese rovinate, alla rappacificazione degli animi, al risveglio della vita cristiana, con intrepidi interventi per salvare i suoi fedeli da ideologie anticristiane e sovvertitrici.

I vescovi del Veneto lo ritenevano il loro "Patriarca di campagna", consigliere, teologo distinto, apostolo instancabile. Pio XI, nell’ottobre 1923, riconobbe i "grandi servizi" datigli dal Longhin: "Ha tanto lavorato per la Chiesa". Fu amministratore apostolico della diocesi di Padova nel 1923, visitatore e amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Udine, 1927-28.
Il 4 ottobre 1928, fu nominato arcivescovo titolare di Patrasso. Nel 1929, nel 25° di episcopato del Longhin, il servo di Dio Pietro card. La Fontaine, scrisse: "Ammiro in lui con diletto e edificazione una copia del Buon Pastore evangelico, somigliantissima all’originale". Colpito da malanni, il 3 ottobre 1935, percorse il suo calvario per nove mesi di sofferenza, celebrando la messa fino al 14 febbraio 1936 e poi ricevendo, ogni giorno, la comunione.

Morì il venerdì 26 giugno 1936. Funerali imponenti, il 30 giugno, con l’unisono corale commento: "Era proprio un santo". Dal 5 novembre 1936 è tumulato nella cattedrale di Treviso.
Il processo informativo si svolse nella diocesi di Treviso, 21 aprile 1964 - 26 giugno 1967, con due processi rogatoriali a Padova e Udine. Il decreto sulla revisione dei copiosi scritti è del 17 dicembre 1971. Il decreto di introduzione della causa è datato 15 dicembre 1981. Consegnata la Positio nel 1998, il 21 dicembre venne promulgato il decreto sulle virtù eroiche: il vescovo cappuccino Longhin è proclamato Venerabile.

Nel 2002, dopo il parere positivo della Consulta medica, anche la Commissione teologica approva il miracolo attribuito all'intercessione del vescovo cappuccino.
Il 23 aprile 2002, in Vaticano, alla presenza del Papa Giovanni Paolo II viene letto e firmato il Decreto relativo al miracolo attribuito al Ven. Andrea Giacinto Longhin. 
Infine, domenica 20 ottobre 2002, Giovanni Paolo II dichiara il vescovo Andrea Giacinto Longhin BEATO !

«Grande fu l'attenzione che Mons. Longhin dedicò alla formazione del clero. Nel testamento spirituale egli volle riservare un pensiero speciale per i suoi preti, esortandoli: "Fatevi, fatevi santi!". Egli si mostrò sempre per loro padre attento e premuroso, come lo fu per tutta la sua gente, specialmente per gli umili e per i poveri. La fecondità del ministero episcopale del beato Longhin si espresse particolarmente nelle tre visite pastorali compiute in Diocesi, nella celebrazione del Congresso Eucaristico e del Congresso Catechistico, nella realizzazione di quello che può ben essere considerato come il suo capolavoro: il Sinodo diocesano. Egli continua così ad essere un esempio attualissimo di vera evangelizzazione»
(Udienza ai pellegrini convenuti per la beatificazione, 21.10.2002)

«Andrea Giacinto Longhin… umile cappuccino che per 32 anni è stato Vescovo della Diocesi di Treviso, all'inizio del secolo scorso. E' stato un Pastore semplice e povero, umile e generoso, sempre disponibile verso il prossimo, secondo la più genuina tradizione cappuccina. Lo chiamavano il Vescovo delle cose essenziali. In un'epoca segnata da eventi drammatici e dolorosi, si è dimostrato padre per i preti e pastore zelante della gente, sempre accanto ai suoi fedeli, specialmente nei momenti di difficoltà e di pericolo. Anticipava così ciò che avrebbe sottolineato il Concilio Ecumenico Vaticano II, indicando nell'evangelizzazione "uno dei principali doveri dei Vescovi" (Christus Dominus, 12; cfr Redemptoris missio, 63)»
(Omelia pronunciata nel corso del solenne rito di beatificazione, 20.10.2002)


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Beato P. Marco d’Aviano

(Aviano, 17 novembre 1631 - Vienna, 13 agosto 1699)

festa: 13 agosto

 


Nato ad Aviano (Pordenone) il 17 novembre 1631 da Marco Pasquale Cristofori e Rosa Zanoni, appartenenti alla ricca borghesia dei paese e dal cui matrimonio nacquero altri dieci figli, fu battezzato nello stesso giorno con il nome di Cario Domenico. 
 

B. Marco d'Aviano

Ricevette nel suo paese di origine la prima formazione spirituale e culturale, che fu perfezionata negli anni 1643-1647 nel collegio dei gesuiti a Gorizia. Qui il giovane Cristofori ebbe modo di ampliare le basi della sua cultura classica e scientifica e di approfondire la sua vita di pietà resa più incisiva dall'appartenenza alle congregazioni mariane.
Il clima epico determinato dalla guerra di Candia (Creta), combattuta in quegli anni tra la Repubblica di Venezia e l'impero Ottomano, ebbe un influsso decisivo nella vita dei giovane avianese. Animato dal desiderio di raggiungere il luogo delle operazioni belliche, disposto a dare anche il suo sangue per la difesa della fede, a 16 anni lasciò il collegio di Gorizia e giunse dopo giorni a Capodistria, dove, stremato dalla fame e dalle fatiche dei viaggio, bussò alla porta dei Cappuccini. Dal superiore dei convento, oltre a cibo e ricovero, ricevette anche il saggio consiglio di far ritorno a casa presso i suoi genitori.

Durante la breve permanenza presso i Cappuccini di Capodistria, illuminato dalla grazia, l'avianese intravide la possibilità di seguire in modo diverso la sua vocazione all'impegno cristiano e al martirio. Il tutto sfociò nella ferma decisione di abbracciare l'austera vita cappuccina. Nel mese di settembre dei 1648 fu ricevuto nel noviziato di Conegliano e un anno dopo, il 21 novembre 1649, emetteva i voti religiosi con il nome di fr. Marco d'Aviano. Compì in seguito il corso regolare degli studi, fissato tra i Cappuccini in un triennio di filosofia e un quadriennio di teologia, durante il quale, il 18 settembre 1655, fu ordinato sacerdote a Chioggia.
Per diversi anni visse senza compiti specifici, fortemente impegnato nella preghiera e nella vita comunitaria, nell'umiltà e nel nascondimento, nella fedele osservanza della Regola e delle Costituzioni dell'Ordine, Dal settembre 1664, anno in cui ottenne la "patente di predicazione" padre Marco profuse le sue migliori energie nell'evangelizzazione in tutta Italia, soprattutto in occasione della Quaresima e dell'Avvento. Non mancarono impegni di responsabilità e di governo: nel 1672 infatti fu eletto superiore dei convento di Belluno, e nel 1674 fu chiamato a dirigere la fraternità di Oderzo.

L'evento, che tolse il cappuccino avianese dall'umile nascondimento della cella conventuale e lo impose all'attenzione universale, si verificò l'8 settembre 1676: mentre si trovava a predicare nel monastero padovano di San Prosdocimo, grazie alla sua preghiera e benedizione fu istantaneamente guarita la monaca Vincenza Francesconi, ammalata e costretta a letto da circa 13 anni. 
Eventi straordinari simili si verificarono un mese dopo a Venezia, creando intorno alla sua persona un notevole afflusso di popolo e dando così un credito particolare alla sua attività apostolica.
Non turbato dalla fama - che sempre più si diffondeva intorno a lui e che presto fece richiedere la sua presenza anche fuori d'Italia - padre Marco continuava il suo servizio pastorale e specialmente l'attività della predicazione, sempre incisiva ed essenziale. In particolare esortava i suoi ascoltatori all'incremento della vita di fede e al pentimento dei propri peccati: a tutti faceva recitare l' "atto di dolore perfetto" (una preghiera stampata e diffusa a migliaia di copie in molti paesi europei) e impartiva poi la sua benedizione, sempre apportatrice di abbondanti frutti spirituali e spesso anche di eventi prodigiosi e guarigioni straordinarie.
Furono proprio questi eventi taumaturgici a far richiedere ovunque la presenza del cappuccino e a fargli intraprendere negli ultimi venti anni della sua vita faticosi viaggi apostolici in tutta Europa. Questi venivano effettuati sempre dietro precetto obbedienziale dei superiori dell'Ordine o comandati direttamente dalla Santa Sede. Continuamente richiesto da sovrani, governanti e dalle autorità pubbliche, veniva accolto con grande entusiasmo da numerosa folla desiderosa di ascoltare la sua parola e ricevere la sua benedizione.

Tra gli autorevoli personaggi, che richiesero insistentemente la sua presenza e gli offrirono la loro amicizia, vanno annoverati il governatore dei Tirolo Carlo V di Lorena e sua moglie Eleonora, il duca di Neuburg Filippo Guglielmo e suo figlio Giovanni Guglielmo, l'elettore di Baviera Massimiliano Emanuele e lo zio Massimiliano Filippo, la principessa di Vaudemont Anna Elisabetta, la deifina di Francia Maria Anna Cristina Vittoria, il re di Spagna Carlo II e la sua seconda moglie Marianna di Neuburg, e in modo particolare il re di Polonia Giovanni Sobieski, l'imperatore Leopoldo I e vari esponenti della corte imperiale. Meta dei suoi viaggi furono in questi anni la Germania, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Svizzera, la Boemia e l'Austria.
Va sottolineata in particolare la profonda amicizia che legò padre Marco all'imperatore Leopoldo I. Dal primo incontro, che ebbe luogo a Linz nel settembre 1680, fino alla morte, il frate avianese fu per Leopoldo amico, consigliere, padre spirituale e confidente in ogni occasione e per ogni problema, tanto di ordine familiare che politico, economico, militare e religioso. 
Tra i due esisteva in effetti una profonda complementarietà di carattere: l'insicuro e indeciso Leopoldo incontrò provvidenzialmente sulla sua strada la forte e decisa personalità di padre Marco che, oltre alla sincera amicizia, offrì al suo augusto contemporaneo coraggio, forza, decisione, sicurezza di giudizio e di azione, aiuto e direzione nelle necessità spirituali, confidenza e consiglio nei suoi problemi di coscienza e in tutti i suoi impegni di governo.

Proprio in base alle pressanti insistenze imperiali e agli ordini provenienti da Roma, Marco d'Aviano dovette recarsi alla corte imperiale, di solito nei mesi estivi, ben quattordici volte, e partecipare attivamente alla "crociata antiturca". Ad essa il frate prese parte in qualità di legato pontificio e di missionario apostolico. 
Fu suo grande merito l'aver contribuito in prima persona e in maniera determinante alla liberazione di Vienna dall'assedio ottomano il 12 settembre 1683. Dal 1683 al 1689 partecipò alle campagne militari di difesa e di liberazione: suo scopo era instaurare e favorire reciproche relazioni amichevoli all'interno dell'esercito imperiale, e assistere spiritualmente i soldati. 
Non mancarono grandi successi militari, come la liberazione di Buda il 2 settembre 1686, e quella di Belgrado il 6 settembre 1688. Negli anni seguenti fu molto viva la sua azione per riportare la pace in Europa, soprattutto tra Francia e Impero, e nel promuovere l'unità delle potenze cattoliche in difesa della fede, sempre minacciata dalla potenza ottomana.

Nel maggio 1699 Marco d'Aviano intraprese il suo ultimo viaggio verso la capitale dell'impero. La sua salute, già cagionevole, subì un progressivo peggioramento, tanto che dovette interrompere ogni attività. Il 2 agosto ricevette in convento la visita della famiglia imperiale e poi quella dei più illustri personaggi di Vienna. Il 12 dello stesso mese il nunzio apostolico Andrea Santa Croce portò personalmente la benedizione apostolica dei papa Innocenzo XII all'ammalato, che ricevette gli ultimi sacramenti e rinnovò la professione religiosa. 

Il 13 agosto 1699, assistito dal suo amico l'imperatore Leopoldo e dall'imperatrice Eleonora, stringendo tra le mani il crocifisso, padre Marco spirava dolcemente. Per permettere alla numerosa popolazione, accorsa da ogni dove, di vedere e venerare per l'ultima volta le spoglie mortali del cappuccino avianese, l'imperatore ordinò che i funerali si celebrassero il giorno 17. Il corpo di padre Marco riposa nella chiesa dei Cappuccini, accanto alle tombe imperiali.
La fama della sua santità era riconosciuta dai contemporanei, ma per diversi motivi il processo di canonizzazione venne introdotto soltanto alla fine dell'ottocento. 
Dopo la causa ordinaria, nel 1912 il papa veneto Pio X introdusse il processo apostolico, Il 6 luglio 1991 Giovanni Paolo II dichiarò l'eroicità delle virtù di padre Marco e il 27 aprile 2003, in Piazza San Pietro a Roma, lo proclamò "Beato" elevandolo all'onore degli altari.



In un'epoca e in un contesto diversi rifulse per santità il beato Marco d'Aviano, nel cui animo ardeva il desiderio di preghiera, di silenzio e di adorazione del mistero di Dio. Questo contemplativo itinerante per le strade dell'Europa fu al centro di un vasto rinnovamento spirituale grazie ad una coraggiosa predicazione accompagnata da numerosi prodigi. Profeta disarmato della misericordia divina, fu spinto dalle circostanze ad impegnarsi attivamente per difendere la libertà e l'unità dell'Europa cristiana. Al continente europeo, che si apre in questi anni a nuove prospettive di cooperazione, il beato Marco d'Aviano ricorda che la sua unità sarà più salda se basata sulle comuni radici cristiane.
[omelia del Santo Padre, 27.04.2003]

Saluto, ora, i cari Padri Cappuccini e quanti esultano per la beatificazione di Padre Marco d'Aviano, con un particolare pensiero per i pellegrini venuti dall'Austria e accompagnati dall'Arcivescovo di Vienna, il Cardinale Christoph Schönborn. Marco d'Aviano è un esempio per la coraggiosa azione apostolica, apprezzata da tutti, e per la preghiera, fedele alla più genuina tradizione francescana e cappuccina. I suoi interventi in campo sociale, sempre finalizzati al bene delle anime, costituiscono un incoraggiamento anche per i cristiani di oggi a difendere e promuovere i valori evangelici. Il beato Marco d'Aviano protegga l'Europa, perché possa costruire la sua unità non trascurando le comuni radici cristiane.
[udienza del Santo Padre, 28.04.2003].
 

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Laudi e preghiere

(dagli Scritti di S. Francesco d’Assisi)

 

SALUTO ALLE VIRTÙ

Ave, regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
Signora santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
Signora santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
Santissime virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.

Non c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
Chi ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
e chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte.
e ognuna confonde i vizi e i peccati.

La santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
La pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.
La santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.
La santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel mondo.
La santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali tentazioni
e tutti i timori carnali.
La santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e carnali
e ogni volontà propria,
e tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio fratello;
e allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
e non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
così che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dall’alto del Signore.

SALUTO ALLA BEATA VERGINE MARIA

Ave, Signora, santa regina
santa Madre di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa.
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia
e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave sua ancella,
ave sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.

LODI DI DIO ALTISSIMO

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei re onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine,
Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei nostra speranza, Tu sei giustizia,
Tu sei temperanza, Tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e nostro difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei refrigerio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede, Tu sei la nostra carità.
Tu sei tutta la nostra dolcezza, Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

BENEDIZIONE A FRATE LEONE

Il Signore ti benedica e ti custodisca, mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone.

CANTICO DI FRATE SOLE

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfane,
et nullu homo ène dignu Te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo quale è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’Acqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

PAROLE CON MELODIA
PER LE POVERE SIGNORE DEL MONASTERO DI S. DAMIANO

Audite, poverelle dal Signore vocate,
ke de multe parte et provincie sete adunate:
vivate sempre en veritate
ke en obedientia moriate.
Non guardate a la vita de fore,
ka quella dello spirito è migliore.
Io ve prego per grand’amore
k’aiate discrecione de le lemosene ke ve dà el Segnore.
Quelle ke sunt adgravate de infirmitate
et l’altre ke per loro suò adfatigate,
tutte quante lo sostengate en pace
Ka multo venderi(te) cara questa fatiga,
ka cascuna serà regina en celo coronata cum la Vergene Maria.

LODI PER OGNI ORA

Santo, santo, santo il Signore Dio onnipotente,
che è, che era e che verrà;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Tu sei degno, Signore Dio nostro,
di ricevere la lode, la gloria
e l’onore e la benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Degno è l’Agnello, che è stato immolato
di ricevere potenza e divinità,
sapienza e fortezza,
onore e gloria e benedizione;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedite il Signore, opere tutte del Signore;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Date lode al nostro Dio voi tutti suoi servi
voi che temete Dio, piccoli e grandi;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Lodino lui, glorioso, i cieli e la terra;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
E ogni creatura che è nel cielo
e sopra la terra e sotto terra,
e il mare e le creature che sono in esso;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo;
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Come era nel principio e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.
E lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.

Preghiera: Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio,
ogni bene, sommo bene, tutto il bene, che solo sei buono,
fa’ che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria,
ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione e tutti i beni.
Fiat! Fiat! Amen.

ESORTAZIONE ALLA LODE DI DIO
[Lode di Dio nel luogo dell’Eremita]

Temete il Signore e rendetegli onore.
Il Signore è degno di ricevere la lode e l’onore,
Voi tutti che temete il Signore lodatelo.
Ave Maria piena di grazia il Signore è con te,
Lodatelo cielo e terra.
Lodate il Signore, o fiumi tutti.
Benedite il Signore o figli di Dio.
Questo è il giorno fatto dal Signore,
esultiamo e rallegriamoci in esso.
Alleluia, alleluia, alleluia! Il Re di Israele.
Ogni vivente dia lode al Signore.
Lodate il Signore perché è buono;
tutti voi che leggete queste parole, benedite il Signore.
Benedite il Signore, o creature tutte.
Voi tutti uccelli del cielo, lodate il Signore.
Servi tutti del Signore lodate il Signore.
Giovani e fanciulle lodate il Signore.
Degno è l’Agnello che è stato immolalo
di ricevere la lode, la gloria e l’onore.
Sia benedetta la santa Trinità
e l’indivisa Unità.
San Michele arcangelo, difendici nel combattimento.

PARAFRASI DEL "PADRE NOSTRO"

O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro.

Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all’amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene.
Sia santificato il tuo nome:
si faccia luminosa in noi la conoscenza di te, affinché possiamo conoscere l’ampiezza dei tuoi benefici, l’estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà e la profondità dei tuoi giudizi.
Venga il tuo regno:
perché tu regni in noi per mezzo della grazia e ci faccia giungere nel tuo regno, ove la visione di te è senza veli,
l’amore di te è perfetto,
la comunione di te è beata,
il godimento di te senza fine.

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra:
affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l’anima sempre desiderando te con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tute le nostre forze spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell’anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno.
Dacci il nostro pane quotidiano:
il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell’amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti:
per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e l’intercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti.
Come noi li rimettiamo ai nostri debitori:
e quello che non sappiamo pienamente perdonare, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo sì che, per amor tuo, amiamo veramente i nemici e devotamente intercediamo presso di te, non rendendo a nessuno male per male e impegnandoci in te ad essere di giovamento a tutti.
E non ci indurre in tentazione:
nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.
Ma liberaci dal male:
passato, presente e futuro. - Gloria al Padre...

PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO

Altissimo glorioso Dio,
illumina le tenebre de lo core mio.
Et dame fede dricta,
speranza certa e carità perfecta,
senno e cognoscemento,
Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento. Amen.

PREGHIERA "ABSORBEAT"

Rapisca, ti prego, o Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.

DELLA VERA E PERFETTA LETIZIA

Lo stesso [fra Leonardo] riferì che un giorno il beato Francesco, presso Santa Maria [degli Angeli], chiamò frate Leone e gli disse: "Frate Leone, scrivi". Questi rispose: "Eccomi, sono pronto". "Scrivi - disse - quale è la vera letizia".
"Viene un messo e dice che tutti i maestri di Parigi sono entrati nell’Ordine, scrivi: non è vera letizia. Così pure che sono entrati nell’Ordine tutti i prelati d’Oltr’Alpe, arcivescovi e vescovi, non solo, ma perfino il Re di Francia e il Re d’lnghilterra; scrivi: non è vera letizia. E se ti giunge ancora notizia che i miei frati sono andati tra gli infedeli e li hanno convertiti tutti alla fede, oppure che io ho ricevuto da Dio tanta grazia da sanar gli infermi e da fare molti miracoli; ebbene io ti dico: in tutte queste cose non è la vera letizia".
"Ma quale è la vera letizia?".
"Ecco, io torno da Perugia e, a notte profonda, giungo qui, ed è un inverno fangoso e così rigido che, all’estremità della tonaca, si formano dei ghiacciuoli d’acqua congelata, che mi percuotono continuamente le gambe fino a far uscire il sangue da siffatte ferite. E io tutto nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, giungo alla porta e, dopo aver a lungo picchiato e chiamato, viene un frate e chiede: "Chi è?". Io rispondo: "Frate Francesco". E quegli dice: "Vattene, non è ora decente questa, di andare in giro, non entrerai". E poiché io insisto ancora, l’altro risponde: "Vattene, tu sei un semplice ed un idiota, qui non ci puoi venire ormai; noi siamo tanti e tali che non abbiamo bisogno di te". E io sempre resto davanti alla porta e dico: "Per amor di Dio, accoglietemi per questa notte". E quegli risponde: "Non lo farò. Vattene al luogo dei Crociferi e chiedi là".
Ebbene, se io avrò avuto pazienza e non mi sarò conturbato, io ti dico che qui è la vera letizia e qui è la vera virtù e la salvezza dell’anima".

PREGHIERA SEMPLICE*

Signore,
fa’ di me uno strumento della tua pace.
Dove c’è odio, io porti amore.
Dove c’è discordia, io porti l’unione.
Dove c’è errore, io porti la verità.
Dove c’è dubbio, io porti la fede.
Dove c’è disperazione, io porti la speranza.
O Divino Maestro,
che io non cerchi tanto di consolato quanto di consolare.
Di essere compreso quanto di comprendere.
Di essere amato, quanto di amare.
Infatti: donando, si riceve.
Dimenticandosi, si trova comprensione.
Perdonando, si è perdonati.
Morendo, si risuscita alla vera vita.

* attribuita a S. Francesco.

 
 

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