Schio
Convento - rettoria
Provincia e Diocesi di Vicenza

A un paio di chilometri dal centro di Schio, salendo verso occidente le prime rampe dei colli, si trova la chiesetta dei Cappuccini dedicata a S. Nicolò. Fu costruita al principio del '600 sul luogo di un'altra preesistente, sede nel '200 di un gruppo di penitenti, ormai in pessime condizioni.
Nel 1536 fu ceduta dal Comune ai Cappuccini. Erano passati solo undici anni dall'inizio della "riforma cappuccina". Guidati da p. Matteo Pedrazza da Schio, celebre oratore sacro e uomo di singolari virtù, i frati avviarono subito la costruzione del loro convento (il più antico tuttora esistente in Veneto).
In questo luogo, fra l'altro, nel 1537 fu tenuto il primo Capitolo dei Cappuccini della Provincia Veneta. Malgrado i convenuti fossero soltanto sette, non vi era nemmeno una stanza sufficientemente ampia per accoglierli, tanto che gli incontri dovettero essere svolti all'aria aperta, sotto una "nogara" (noce).
La chiesa si caratterizza per tratti di semplicità e povertà tipici delle primitive chiese dei Cappuccini: facciata a capanna con la porta principale preceduta da un modestissimo portichetto a tre arcate con tetto spiovente, pianta interna rettangolare, un'unica cappella laterale, travatura scoperta, modesto presbiterio attorno all'altare maggiore e, dietro, un austero coro per i frati. In contrasto con tutto ciò, grande attenzione è riservata all'altare maggiore dove spicca un elegante tabernacolo secentesco in legno lavorato.
Ancora oggi, il convento di Schio - attualmente il più antico della Provincia Veneta - rievoca la vita santa e particolarmente austera che vi conducevano i Cappuccini specialmente nel primo cinquantennio della loro esistenza. Quel luogo era l'immagine stessa della spoliazione e della povertà: un autentico romitorio, costruito "di vimini e bitume senza pietre", come narrano le prime cronache.
All'epoca i frati camminavano sempre a piedi nudi, senza nemmeno i sandali. Più di un frate non mangiava che una volta al giorno. Dormivano su tavole, magari con un ceppo per capezzale, rubando molte ore di sonno per dedicarle alla preghiera, in chiesa o nella "selva" accanto. Nell'orto del convento si mostra ancora un luogo, dove un certo p. Bonaventura, bergamasco (+ 1581), aveva ricavato una specie di grotta, in cui se ne stava ritirato in totale solitudine, pregando e lavorando.
Il convento venne restaurato e ampliato nel 1600, insieme con la chiesa, che fu consacrata il 24 settembre 1602. All'interno, sopra un pregevole altare in legno intagliato e dorato, si può vedere una pala di Alessandro Maganza: "San Nicolò con i santi Francesco, Chiara, Caterina d'Alessandria e Lorenzo". I Cappuccini subirono la soppressione nel 1769, a causa della quale il loro convento per lunghi anni venne utilizzato come abitazione da gente del posto.
L'ultima opera di restauro risale al 1946, dopo il ritorno dei frati a Schio. I numerosi interventi edilizi rispettarono sempre, nei limiti del possibile, le caratteristiche originarie, tanto che nell'interno furono conservate fedelmente e amorosamente alcune cellette del primitivo convento.
È vivo l'interesse popolare per la figura di
fr. Matteo (Zorzetto) da Pozzolo di Villaga, Vicenza (+ 03.06.1989). Fin da quando girava per Schio e dintorni - questuando di casa in casa per i confratelli e i poveri - era ritenuto un frate "santo". Le sue spoglie riposano nella chiesa dei cappuccini dal settembre 2002, quando furono ivi traslate dal cimitero comunale.
(C)
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