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Il materiale inviato al ministro generale Crescenzio da Iesi restò probabilmente nell'archivio di Assisi, forse raccolto insieme per ordine dello stesso Crescenzio; non essendo una leggenda può essere sfuggito alla sorte delle leggende distrutte dopo il capitolo del 1266. Più tardi, precisamente nel 1276, il capitolo generale di Padova, constatato che il drastico editto di Parigi (che chiedeva di distruggere tutte le precedenti biografie di Francesco) anziché sopire i dissensi tra i sostenitori dell'interpretazione letterale della regola ed i frati della comunità li aveva acuiti, ordinò una nuova ricerca di notizie sulla vita di Francesco e dei suoi compagni. Il materiale inviato a Crescenzio da Iesi con le altre notizie pervenute, dette vita a numerosi florilegi che proliferarono alla fine del 1200 e all'inizio del 1300; erano anonimi, ma spesso venivano attribuiti nella sostanza se non addirittura nella lettera, ai compagni del santo, soprattutto ai tre compagni e, più spesso ancora, a frate Leone, il socio più intimo di Francesco e il più autentico interprete delle sue volontà.
Quasi tutto il materiale è stato incorporato nelle due maggiori compilazioni, scritte all'inizio del secolo XIV, intitolate "Leggenda perugina" e "Specchio di perfezione".
La "Leggenda perugina", scoperta nella biblioteca comunale di Perugia nel manoscritto n. 1046, fu pubblicata da padre Ferdinando Delorme nel 1922 e 1926, e ripresa dal padre Marino Bigaroni nel 1976. È databile tra il 1310 ed il 1312, e, secondo il padre Bigaroni, è stata conservata nella biblioteca del Sacro convento di san Francesco in Assisi per lo meno sino al 1381 e per questo si dovrebbe chiamare, come egli la chiama, "Compilatio assisiensis" (Compilazione di Assisi). Si tratta di un tentativo di raccogliere notizie di provenienza e di ispirazione diversa in una leggenda sulla vita di Francesco che sia, per lo meno per quanto riguarda le fonti, più antica di quella scritta da san Bonaventura, e per questo viene anche chiamata Leggenda antica. Non si esclude che parte della "Leggenda perugina" sia anteriore alla "Vita seconda" di Tommaso da Celano e che possa esserne stata fonte diretta; contiene però anche materiale di origine posteriore. Oggi è considerata una delle fonti più fresche ed autentiche della vita di san Francesco, perché riporta testimonianze non di un singolo individuo ma di una collettività sia pure piccola, scritte con il consapevole scopo di servire da fonte per una revisione della biografia del santo.
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la "Leggenda perugina"

Lo "Specchio di perfezione" è un tentativo di mettere insieme uno specchio per la vita del frate minore, utilizzando ricordi e memorie che si dicevano provenire direttamente dai compagni del santo. È stato pubblicato per la prima volta nella sua integrità dal Sabatier nel 1898, come "Leggenda antichissima di san Francesco" e più tardi come "Memorie di frate Leone scritte nel 1227". Ora però nessuno accetta la tesi del Sabatier e tutti sostengono che sia stato composto verso il 1318. Dei 124 capitoli che lo compongono, 90 hanno un parallelo nella trilogia del celanese, ma nessuno oggi sostiene che ne sia stato la fonte. Come la "Leggenda perugina", è una compilazione scritta utilizzando le sillogi, piccole o grandi, messe insieme con testimonianze scritte e orali dei compagni di Francesco. Nello "Specchio di perfezione" emergono però passioni di parte, e quindi non si può accettare che esso sia uno specchio che ci presenti fedelmente il vero volto di Francesco e della sua volontà. È comunque una testimonianza preziosissima su di un preciso momento storico attraversato dall'interpretazione dell'ideale francescano. Ha in comune con la "Leggenda perugina", spesso anche nelle parole, 53 dei 124 capitoli.
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lo "Specchio di perfezione"

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