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Il "Trattato dei miracoli" č scritto da Tommaso da Celano nel 1252-1253, per rispondere alle insistenze dei frati e del ministro generale Giovanni da Parma, che sollecitano lo scrittore a comporre una terza opera utilizzando le notizie riguardanti miracoli operati dal santo, pervenute al ministro generale Crescenzio da Iesi, ma ignorate nella "Vita seconda".
Il "Trattato dei miracoli"
ha pure dei precisi valori e significati autonomi e nuovi.
Un valore e un significato, anzitutto, di glorificazione, non solo di Francesco "stimmatizzato", ma del movimento religioso da lui suscitato. Calata in un contesto pregnante di misteriosi "presagi", la glorificazione dei "due ordini" religiosi fondati dal Santo (ma con omissione forse non casuale del "terzo") č protesa verso la rivendicazione di una loro "tanto celebrata che famosa missione" nella Chiesa e nella societā cristiana. Questi accenti palesano probabilmente l'immanenza, nel
"Trattato", di alcune attenzioni e preoccupazioni di Giovanni da Parma, ministro generale.
Un valore e un significato, inoltre, documentario: di constatazione della diffusione del culto di Francesco, attorno alla metā del secolo XIII, in tutta Europa e nel vicino Oriente; di chiese francescane costruite o in costruzione; di immagini di Francesco stimmatizzato: "il tutto in riquadri che richiamano da vicino le tavolette votive dei santuari, ripiene di accidentata, sofferta, talvolta polemica presenza, in scene di lavoro febbrile e di invocazioni devote".
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Il "Trattato dei miracoli" di Tommaso da Celano

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