La Madonna e il diavolo

La storia del santuario mariano dei Friulani

 

Tra Monte Nero e Monte Canin, la "Madone di Mont" è vicinissima ai campi di battaglia della I guerra mondiale. La gente del circostante Friuli la prega in "furlan". E ai bambini si racconta che un giorno il diavolo sfidò la Madonna…
A Castelmonte, dal 1913, operano i francescani Cappuccini.

Torna alla pagina Castelmonte
 

La Madonna di Castelmonte, detta "Madone di Mont" o "Madonna viva"Strano posto si è scelta la Madonna: una cresta da fulmini e tempeste a strapiombo su un costone ventoso. Se soffia il vento sembra il castello di qualche crudele signorotto, un maniero insanguinato e sinistro; ma se c’è il sole è un presepe d’incanto tra abetaie e cime innevate: senti i tuoi passi sul lastricato e la brezza ti accarezza le guance...

A dire il vero Castelmonte è un colle che non misura più di 618 metri, ma pare un colosso alto più di mille. con quei versanti precipitosi tra la fossa del torrente Judrio e la vallata del Natisone. Qui si aggrovigliano in spirali urlanti i venti che soffiano da ogni direzione. Insomma, è un luogo dalla bellezza aspra, come è aspra e inquietante la leggenda della sfida tra la Madonna e il Diavolo.

TI PORTO A VEDERE "EL DIAUL"

È una storia che tutti i genitori raccontano al bambini prima o poi. Dicono: "Sai, da piccolo sono stato a Castelmonte. Adesso ti porto a vedere el diaul". Si monta in macchina, si allaccia la cintura... "Allora, papà, me la racconti?". Non è ora: la prima puntata parte dal "Ponte del Diavolo" di Cividale che, con i suoi archi rossi di mattoni, sembra un ragnone dalle zampe lunghe.

Eccoci, possiamo cominciare. "Un giorno il diavolo sfidò la Madonna. Le si mise di fronte e propose: ‘Vediamo chi arriva per primo sulla cima di Castelmonte. Chi vince avrà la città di Cividale’. La Madonna accettò la sfida e volarono via da questo ponte...".

E qui bisogna che il narratore si interrompa, nonostante le proteste dei bambini. Si riprende dopo qualche chilometro, a metà della salita al Santuario in una località chiamata Portici, davanti a un sasso con una strana impronta. "La Madonna volò rapida in alto. Si appoggiò solo una volta a metà monte su questo sasso che porta il segno del suo piede". "E il Diavolo?". "Anche lui spiccò il volo...".

Bambini, dovete aver pazienza: la terza puntata si racconta al Santuario, scendendo dritti dritti nella cripta dove un arcangelo Michele di legno schiaccia un diavolo così nero e cattivo - mezzo vampiro e mezzo pipistrello - da suscitare quasi simpatia. "...Anche il Diavolo salì velocemente, ma all’atterraggio trovò la Madonna che era già arrivata e stava ad aspettarlo. Sconfitto, andò a sprofondarsi nell’inferno aprendo la voragine chiamata "buco del diaul".

I bambini non fanno più domande e contemplano il povero demonio... I grandi sanno che. probabilmente, questa leggenda è nata dagli spaventi provocati dalle invasioni barbariche, quando le orde passavano veloci seminando danni e terrore. È una storia rassicurante: i buoni che abitavano qui hanno vinto, e qui sono rimasti.

LA MADONNA "VIVA"

Ma ora dobbiamo risalire in chiesa per incontrare la padrona di casa raffigurata nella statua sull’altare che la gente chiama "la Madonna viva".
Non stupisce che la chiamino così: è una robusta madre friulana intenta ad allattare il suo Bambino mettendogli una mano sul sederino nudo. Ha molti anelli infilati nelle dita e pietre dure sulla corona. La statua, pesantissima, è di pietra compatta e fino al secolo scorso veniva vestita con abiti di colore differente a seconda delle festività.

È letteralmente sommersa dai fiori: la gente è generosa con la sua Madonna che qui al Monte è venerata intera, senza una connotazione specifica: non come Assunta, non come Addolorata, non come protagonista di un’apparizione e neppure come autrice di un grande miracolo.

IL MONTE DEGLI EREMITI

È possibile che nella preistoria (precisamente nell’età dei metalli) Castelmonte fosse un "castelliere", cioè un villaggio fortificato arroccato alla cima di un colle.
Probabilmente fu anche un castello, una piccola fortificazione romana (castello è il diminutivo di castrum) costruita a scopo di difesa all’epoca delle invasioni barbariche o durante la dominazione longobarda. Purtroppo, queste sono solo ipotesi, perché sul colle non si è trovato alcun reperto che possa confermarle (negli anni ‘60, tuttavia, nel corso di scavi per la sistemazione dell’area circostante la chiesa, sulla sommità del colle, vennero rinvenuti tratti di pavimentazione romana in cocciopesto Ndr).

Nel Friuli la devozione alla Madonna ha certamente origini antichissimo. Cividale già dal IV secolo ospitava una forte comunità cristiana e nel vicino Patriarcato di Aquileia il culto mariano era ferventissimo. Non era raro che sulle montagne si stabilissero eruppi di eremiti e, infatti, anticamente Castelmonte si chiamò anche "Monte degli eremiti".

EREDITA’ E MERCATI

Le testimonianze più antiche descrivono il Santuario come una tra le chiese di maggior reddito del Patriarcato di Aquileia. Nel 1253 passò sotto il Capitolo di Cividale che nel 1296 vi fece eseguire grandi lavori.

Il 10 agosto 1296 una certa Irmingard, detta Tiros, moglie di Marzutto, fornaciaio di calce nel borgo Ponte di Cividale, nel testamento lasciava due libbre di olio per 1’illuminazione di Santa Maria del Monte (antica denominazione di Castelmonte), lasciando una donazione identica anche al duomo di Cividale.

Un’altra cividalese, Benvenuta Boiani, terziaria domenicana morta nel 1292, da giovane era stata in pellegrinaggio a Castelmonte. Una volta immobilizzata dalla paralisi, ogni giorno dal giardino di casa alzava le mani e pregava in direzione del Santuario.

La testimonianza più curiosa viene da un manoscritto in lingua friulana compilato da un grammatico del Trecento che insegnava alla scuola notarile di Cividale. Casualmente ci informa che tra i pellegrini si trovavano spesso anche stranieri. Infatti chiede ai suoi allievi di tradurre questa frase: "Un giorno che io andavo al Monte mi sono incontrato in due tedeschi, uno dei quali aveva la barba e l’altro no".

Le prime indulgenze legate al Santuario furono concesse nel 1247 da papa Innocenzo IV. Le Confraternite salivano in processione accompagnate da un predicatore soprattutto nelle quattro feste della Madonna: Purificazione (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 agosto) e Natività di Maria (8 settembre).

Le folle erano particolarmente numerose in occasione dei grandi mercati franchi che duravano tre giorni interi e che si tenevano ogni anno a Cividale nella festa di S. Michele (29 settembre) della Purificazione (2 febbraio) e di S. Maria del Monte (8 settembre). Un po’ alla volta quest’ultima solennità divenne talmente importante da venire considerata ufficialmente come la data di scadenza dei contratti.

STRADINI PER FORZA

La strada che portava al Santuario fu sempre in qualche modo carreggiabile: i contadini la percorrevano coi carri portando a valle carichi di legna, di fieno o di carbone di legna che veniva fatto sui monti. Nei documenti antichi troviamo spesso lamentele contro i carrettieri che nella discesa strisciavano a terra un palo come freno danneggiando gravemente il fondo.

Ogni anno era necessario provvedere alla manutenzione: i sei Comuni della zona inviavano gratuitamente manodopera al Santuario che a sua volta, per sdebitarsi, regalava a ciascun Comune "una secchia di vino e soldi venti di pane di regalia". Gli stradini erano di tutti i generi: chi lavorava per pura devozione, chi lo faceva come penitenza dopo essersi confessato e chi lo faceva per pagare una multa che gli era stata imposta dal giudice.

Sulla strada c’erano le Madonne segnavia ("odigitrie", in greco), bassorilievi collocati ai crocevia per indicare il percorso ai pellegrini. Se ne conservano ancora quattro.

IL FULMINE

Nel 1469 un fulmine si abbatté sul campanile e incenerì la statua di legno della Madonna. Costernati, i Cividalesi vi lessero un presagio di sventura e pensarono alla ricostruzione: l’indomani stesso il Capitolo di Cividale deliberò che tutto il frumento dei granai capitolari venisse venduto per ricostruire la chiesa e, dal momento che i fondi non bastavano, si mandarono due frati alla questua. Mentre procedevano i lavori, tre orde di Turchi seminarono il terrore nel 1469, nel 1472 e nel 1476.

La ricostruzione riprese dopo la pace tra i Turchi e Venezia conclusa nel 1479. Quell’anno si tenne un solenne "perdono" e ben 50.000 pellegrini vennero a inginocchiarsi davanti alla nuova statua della "Madonna viva" che vediamo ancora oggi. Si decise di fortificare la montagna e di costruire sul bastione la grande "casa del pellegrino". Ma i dormitori non bastavano per tutti. Vi alloggiavano solo i più fortunati e quelli che - anche se era proibito - allungavano una mancia ai sacrestani.

La povera gente dormiva nella chiesa, nel portico e sulle gradinate. L’uso di trasformare la chiesa in dormitorio durò, si può dire, fino ai nostri giorni.
Quanto al cibo, la gente se lo portava, ma non mancavano le osterie, quella ufficiale gestita dal sacrestano e altre gestite da privati. In occasione delle grandi feste arrivavano da Cividale anche molti venditori ambulanti di pane, dolci, frutta e bevande. Ci fu anche chi sfruttava i pellegrini ripulendoli dei pochi soldi imponendo prezzi esosi.

Un’abitudine dura a morire fu quella di scrivere sui muri: il Patriarca Francesco Barbaro, quando venne in visita nel 1594, rimase letteralmente inorridito e ordinò subito di cancellare le scritte.

LA GOGNA SULLA PIAZZA

Nel 1608 il Capitolo di Cividale fece costruire sul piazzale del pozzo una "gogna" sulla quale venivano esposti i delinquenti intrappolati per le mani e la testa. Quattro anni più tardi il Provveditore di Cividale ordinò che venisse demolita, ma il Capitolo fece ricorso - e vinse - al Tribunale di Venezia. La berlina ripristinata venne usata con tanta frequenza che sessant’anni più tardi fu necessario ricostruirla. Fu demolita solo all’arrivo delle truppe francesi che distrussero tutti i simboli feudali.

Il Seicento fu un secolo di peste: per timore delle epidemie, al Castello vennero "sigillate le robe" per ben tre volte: nel 1631, nel 1634 e, alla fine del 1681, quando arrivarono i ‘cappelletti’. Questi erano soldati veneziani messi a presidiare i confini con l’Austria da cui il contagio proveniva. Ma il rimedio fu peggiore del danno perché, come scrisse un cronista i ‘cappelletti’ "portarono danni non interiori a quelli della peste stessa".

PATATE E MAIS CONTRO LA CARESTIA

Con la peste arrivò la carestia: una fame atroce travagliò questi monti nel 1664 e nel 165, (tanto che gli amministratori dovettero rifornire di biade i contadini. Anche il 1671 fu un anno difficilissimo: per fortuna (seppure tra contrasti) si era appena cominciato a introdurre la coltivazione del granoturco, mentre della patata non si parlava ancora. In seguito questi due prodotti si rivelarono preziosi nella battaglia contro fame. Nonostante le ricorrenti disgrazie, nel Seicento si abbellì la chiesa aggiungendovi pulpiti, finestre, ex-voto e torce appesi alle pareti. Purtroppo, ci furono anche furti tra gli oggetti preziosi e le elemosine.

Il 13 aprile 1681 al Santuario ci fu una grande festa: davanti a migliaia di persone venne battezzato un giovane turco (non si sa se prigioniero o disertore) col nome di Giovanni Maria. Il Capitolo lo rivestì da capo a piedi e stanziò a suo favore dei sussidi

GLI ZOCCOLI PER I CAPPUCCINI

Nel 1614 i Cappuccini avevano aperto un convento a Cividale nella chiesa del Redentore (che ora è la chiesa di S. Pietro in Volti e che fu chiuso dalle soppressioni nel 1769). I frati salivano spesso al Monte accompagnando gruppi di pellegrini e, poiché andavano sempre a piedi scalzi, nel 1640 l’amministrazione del Santuario fece fare delle pianelle di legno perché i frati potessero calzare durante la celebrazione del messa.

Nel Settecento continuò il brutto vizio di portare armi all’interno del Castello. Nelle osterie scorreva molto vino e le armi favorivano le risse. I litigiosi venivano puniti (il Castello aveva una prigione), ma le risse si ripetevano. Per creare un servizio d’ordine, nel 1710 vennero acquistate a Venezia 13 lombarde (alabarde) e 12 canne da moschetto che furono poi attrezzate sul posto e che servivano anche per gli "sbari", spari di gioia per le grandi feste.

L’8 settembre 1732 il pavimento del portico crollò portando gravi lesioni alla facciata che venne ben presto ricostruita.

IL SECOLO DEL "TE DEUM"

L’Ottocento fu il secolo del Te Deum. Arrivava Napoleone? Nelle chiese si cantava il Te Deum. Ritornava il dominio austriaco? Te Deum di nuovo. Nel 1848 scoppiava la rivoluzione anti-austriaca? Altro Te Deum. Gli austriaci vincevano? Te Deum. nonostante la tristezza.

Il Te Deum più sincero fu sicuramente quello che si cantò nel 1813, quando cadde Napoleone il quale, nel 1813 aveva sottratto all’Austria il Veneto e il Friuli annettendoli al Regno d’Italia. Per tutti gli otto anni che seguirono il Santuario ebbe vicende amare. I francesi rapinarono gli argenti delle chiese e la gente, inorridita, parlò del sacrilegio per almeno cento anni.

La caduta di Napoleone portò un’ondata di sollievo generale. Il Capitolo di Cividale, rientrato in possesso del Santuario, si occupò subito dei restauri. In seguito alla terribile fame dell’inverno del 1817 si dovette anche allargare il cimitero.

IL SACRISTA CHE NON ANDAVA IN CHIESA

Finalmente si arrivò al Risorgimento. Già da prima del 1848 i Friulani sopportavano male l’arroganza del dominio austriaco. La zona del Monte divenne un nascondiglio per i cospiratori anti-austriaci e, quando si giunse alla sospirata indipendenza, tutti ne furono entusiasti.

Il Risorgimento aveva portato con sé anche fortissime ondate anti-papali che ebbero echi fino al Santuario. Lo si legge nella lettera di un prete che, nella seconda metà dell’Ottocento, si lamentava energicamente del nuovo andazzo nella famiglia del sacrista: il padre aveva un pessimo carattere, era incorreggibile e non andava mai in chiesa, mentre il figlio - Segretario del Municipio - era addirittura un mangiapreti.

Ancor peggio: le guardie di finanza che si erano stabilite al Castello per vegliare sui contrabbandieri, "contrabbandavano largamente lo spirito licenzioso e irreligioso del momento".

L’anticlericalismo delle autorità locali giunse a proibire i pellegrinaggi. Nel 1873 un imponente spiegamento di forze impedì di salire al Monte a un folto gruppo di pellegrini che tornò a casa scandalizzato. Ma l’Associazione Cattolica Friulana trovò un rimedio a questo problema indicendo ricorrenti "pellegrinaggi spirituali" a Lourdes, a Loreto, a Castelmonte. Nessuno ci andava col corpo, ma ci si poteva andare col pensiero. Nel 1867 il Capitolo di Cividale fu soppresso e il Castello con le sue adiacenze passò al Demanio nazionale. Nel 1878 il comune di Castelmonte venne assorbito in quello di Prepotto.

I CAPPUCCINI

Nel 1913 il Santuario fu dato in custodia ai Cappuccini. Il pioniere fu p. Eleuterio che vi giunse a 38 anni (nel 1913) e morì a 60 (nel 1935). Grazie al suo interessamento Castelmonte ebbe l’elettricità (nel 1927), la scuola elementare e l’ufficio postale. Durante la prima guerra mondiale il Santuario si trovò vicinissimo ai sanguinosi campi di battaglia. Durante la seconda divenne la meta di pellegrinaggi di madri e fidanzate che pregavano angosciate per i loro cari al fronte.

Castelmonte fu bombardata dopo l’8 settembre del ‘43 quando i tedeschi si accorsero che al suo interno si rifugiavano partigiani jugoslavi. Il Castello fu preso a cannonate, ma il bombardamento non durò molto anche perché la culatta di un cannone scoppiò quasi subito uccidendo un tedesco.

La popolazione e i Cappuccini si erano rifugiati nella cripta dove era stata portata anche la statua che vi rimase per un anno e mezzo. Il 5 luglio 1945 dopo un solenne pontificale venne riportata nella sua nicchia che nel frattempo era stata ingrandita e abbellita con l’aggiunta di un mosaico.

di Luciana Lain - © 1998 Cammino
 

 

SANTUARIO Beata Vergine di CASTELMONTE
33040 Castelmonte (UD)
tel. 0432.731094 -  fax 0432.730150
E-mail:
santuariocastelmonte@libero.it

Orario SS. Messe:  
festivo (ora solare) 8, 9, 10, 11.30, 15, 16, 17
festivo (ora legale) 8, 9, 10, 11.30, 16, 17, 18
feriale (ora solare) 9, 10, 11, 16
feriale (ora legale) 9, 10, 11, 17

"CASA DEL PELLEGRINO" e Ristorante
tel. e fax 0432.731161

La Madonna di Castelmonte, rivista mensile...

Castelmonte (618 m. alt.) si trova a 9 km. da Cividale del Friuli (UD) e 25 da Udine.

 
Home  Chi siamo  Dove siamo  Le nostre case  La nostra storia  Spiritualità  Cultura  Missioni  Link